70 anni dall’arrivo dei Camilliani in Cina: alcuni protagonisti Parte II

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sacerdoti_-_padre_celestino_rizzi._missionario_camilliano_in_cina_della_comunita_di_cavizzana._mort_imagefullCelestino Rizzi (1914-1951)

Celestino Rizzi ha dato testimonianza di spiccate virtù evangeliche: la fede, l’alta coscienza del dovere. Ma la passione che maggiormente l’ha contraddistinto è la vocazione all’apostolato missionario.

    Uomo di fede

Sono molte le disavventure nelle quali p. Celestino è coinvolto come protagonista. In ognuna di esse spunta una forza che lo salva dalla resa. Non si dà mai per “uomo finito”. Si trova spesso smarrito, ma a sua disposizione ha un’ultima carta da giocare: la fiducia nella provvidenza. La fede è il segreto che lo pone al di sopra della mischia. Si fa particolarmente presente nelle difficoltà. Ha i piedi per terra, eppure si muove su un piano superiore. Il suo cammino si compie in alta quota. La fede gli apre un varco verso un altro mondo, che corregge il presente e gli mostra altre strade. Quelle terrene urtano contro sbarramenti, eppure “in spe contra spem” lotta sentendo a fianco la presenza di Dio, del Signore che ha vinto il mondo.

La sua giornata passa apparentemente come quella di ogni altro confratello, eppure in lui ha qualcosa di proprio, attinge il suo significato dalla fede ardente. Gli eventi per lui non sono mai pura cronaca, sono veicoli della provvidenza. Nella solitudine durante il tempo trascorso a Pechino nello studio della lingua scrive ai suoi: “sento in modo tangibile l’influsso delle vostre preghiere”. Caduto gravemente ammalato notifica a p. Crotti: “l’assicuro che non mi sarebbe incresciuto morire […] Che noi viviamo o moriamo ha importanza relativa, purché il Signore sia glorificato”. Dunque la fede spiega il suo atteggiamento signorile nei confronti della morte. Questa perciò non era semplicemente un finire come lo sarebbe la morte d’un individuo senza ideali.  Essa anzi riveste un senso, non raggiungibile con le sole facoltà umane. Come morire non è solo morire, così soffrire non è solo soffrire, quando avviene a causa del vangelo, anzi è “bello e dolce soffrire per il Signore”. Il distacco dai genitori lo ha messo a dura prova. Tuttavia la fede supera anche questo ostacolo con la prospettiva che “ci rivedremo […] ci ritroveremo uniti in cielo. Mi consola della vostra lontananza e di non potervi forse vedere più su questa terra, con la ferma speranza di vedervi tutti in paradiso”. La scelta della Cina è sentita come un addio “per sempre”

Una volta che tutte le esperienze vengono riportate alla fede acquistano un nuovo significato. La stessa persecuzione e ingiustizia patita sotto il regime comunista è vista in modo soprannaturale. “Al di sopra degli uomini, c’è Dio che governa il mondo […] facendo tutto convergere per il maggior bene di coloro che lo amano”.

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