Assunzione di Maria. Nostalgia di terra e di cielo

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Masolino, assunzione della vergine, Napoli.

in copertina DonatelloChiesa di Sant’Angelo a Nilo, Napoli

Se i personaggi del vangelo avessero una specie di contachilometri incorporato, penso che la classifica di camminatore più infaticabile – Gesù a parte – l’avrebbe vinta la giovane ragazza di Nazareth. Sempre in cammino… Da quel mattino tutto ebraico in cui l’hanno immortalata mentre s’avvia lentamente verso la fontana del villaggio con la sua brocca d’acqua in testa, dall’aurora di quel lontano mattino non s’è più fermata. Da un punto all’altro della Palestina, con uno sconfinamento persino all’estero. I monti di Giuda solcati per arrivare a Nazareth. Direzione obbligatoria verso Betlemme con svolta a sinistra per far sosta al tempio di Gerusalemme. Espatrio clandestino tra le sabbie dell’Egitto e ritorno guardingo in Giudea. Sconto comitiva per il pellegrinaggio a Gerusalemme e raddoppio del percorso alla ricerca disperata di quel figlio ribelle. Inerpicata sulla salita del Calvario per ammirare il supplizio della croce. Maria, donna della strada! Seduta solo a Cana. Seduta, ma non ferma!
L’evangelista Luca, all’inizio del racconto di questo viaggio, lo caratterizza con due parole che i commentatori spiegano con abbondanza: “Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda“. “In fretta”: i vocaboli fanno capire la rapidità di decisione e di esecuzione, un minimo di tempo per i preparativi della partenza, la risoluzione di prendere la via più breve e d’arrivare al più presto. Lo slancio e la spigliatezza di questa vergine fanciulla di Nazareth sono in armonia con un cuore generoso e sollecito nel portare gioia, felicità e aiuto. La stessa parola lascia anche indovinare le qualità fisiche di Maria, una resistenza e un’agilità capaci di affrontare un viaggio dei più duri, di quattro giorni. Ma lei era figlia di una razza nomade, che conservava la nostalgia di orizzonti sconfinati, aveva il gusto dell’aria libera e della marcia intrepida.
Io non la voglio ospite, la voglio concittadina. La voglio sentire così: tutta mia, ma senza gelosie. Contenta anche di condividere la mia esperienza di fede, contraddittoria ed esaltante. Gioiosa di appartenere al mio ceppo di contadini, di esuli inguaribilmente attratti dalla loro terra natale. Sempre pronta a darmi una mano. A contagiarmi della sua speranza. A farmi sentire, con la sua struggente bellezza, il bisogno di Dio. E a spartire con me momenti di festa e di lacrime. Profumi di forno e di bucato. Lacrime di partenze e di arrivi. Come una vicina di casa dei tempi antichi. O come una splendida creatura che ha il domicilio sotto il nostro stesso numero civico. Col profumo di una madre addosso.

Maria è assunta in cielo in corpo e anima: anche per il corpo c’è posto in Dio. Il cielo non è più per noi una sfera molto lontana e sconosciuta. Nel cielo abbiamo una madre. E la Madre di Dio, la Madre del Figlio di Dio, è la nostra Madre. Egli stesso lo ha detto. Ne ha fatto la nostra Madre, quando ha detto al discepolo e a tutti noi: “Ecco la tua Madre!” Nel cielo abbiamo una Madre. Il cielo è aperto, il cielo ha un cuore.

Che cosa dona al nostro cammino, alla nostra vita, l’Assunzione di Maria? Nell’Assunzione vediamo che in Dio c’è spazio per l’uomo, Dio stesso è la casa dai tanti appartamenti della quale parla Gesù (cfr Gv 14,2); Dio è la casa dell’uomo, in Dio c’è spazio di Dio. E Maria, unendosi, unita a Dio, non si allontana da noi, non va su una galassia sconosciuta, ma chi va a Dio si avvicina, perché Dio è vicino a tutti noi, e Maria, unita a Dio, partecipa della presenza di Dio, è vicinissima a noi, ad ognuno di noi. C’è una bella parola di San Gregorio Magno su San Benedetto che possiamo applicare ancora anche a Maria: San Gregorio Magno dice che il cuore di San Benedetto è divenuto così grande che tutto il creato poteva entrare in

El Greco, Assunzione della Vergine (1577).

El Greco, Assunzione della Vergine (1577).

questo cuore. Questo vale ancora più per Maria: Maria, unita totalmente a Dio, ha un cuore così grande che tutta la creazione può entrare in questo cuore. In Dio c’è spazio per l’uomo, e Dio è vicino, e Maria, unita a Dio, è vicinissima, ha il cuore largo come il cuore di Dio.

Non solo in Dio c’è spazio per l’uomo; nell’uomo c’è spazio per Dio. Anche questo vediamo in Maria, l’Arca Santa che porta la presenza di Dio. In noi c’è spazio per Dio e questa presenza di Dio in noi, così importante per illuminare il mondo nella sua tristezza, nei suoi problemi, questa presenza si realizza nella fede: nella fede apriamo le porte del nostro essere così che Dio entri in noi, così che Dio può essere la forza che dà vita e cammino al nostro essere. In noi c’è spazio, apriamoci come Maria si è aperta, dicendo: «Sia realizzata la Tua volontà, io sono serva del Signore». Aprendoci a Dio, non perdiamo niente. Al contrario: la nostra vita diventa ricca e grande.

Cuore grande, presenza di Dio nel mondo, spazio di Dio in noi e spazio di Dio per noi, speranza, essere aspettati: questa è la sinfonia di questa festa, l’indicazione che la meditazione di questa Solennità ci dona.

Affidiamoci alla sua materna intercessione, affinché ci ottenga dal Signore di rafforzare la nostra fede nella vita eterna; ci aiuti a vivere bene il tempo che Dio ci offre con speranza.

Una speranza cristiana, che non è soltanto nostalgia del Cielo, ma vivo e operoso desiderio di Dio qui nel mondo, desiderio di Dio che ci rende pellegrini infaticabili, alimentando in noi il coraggio e la forza della fede, che nello stesso tempo è coraggio e forza dell’amore.