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Opere Sanitarie

La gestione di Opere Sanitarie proprie, curative e/o riabilitative, intrapresa agli albori del ‘900, è una realtà significativa e provocante nella sanità moderna.

Nello spirito della nostra Costituzione, tali Opere devono avere giustificarsi e qualificarsi per:

  • Copia di IMG_0404la reale necessità della comunità civile,
  • l’inserimento nella programmazione sanitaria,
  • l’avanguardia della loro struttura e attrezzatura,
  • l’attenzione ai poveri ed emarginati,
  • l’impegno a diventare modello di scuole di carità,
  • la disponibilità alla collaborazione con i Laici.

In questi ultimi anni si è sviluppata, talvolta con toni colorati e accesi, una abbondante riflessione su come deve caratterizzarsi e su quali sono i messaggi qualificanti di una Comunità camilliana con Opere proprie in Sanità.

camilliano

Il frutto più completo ed attuale è l’elaborazione della Carta di identità delle Opere nostre a cura del Segretariato del Ministero (aggiungi file del testo in lettura) in cui si sottolineano le condizioni che giustificano l’esistenza di un’Opera camilliana. Le Opere Sanitarie camilliane nella loro prassi vogliono essere voce per chi soffre, realizzando l’esigente richiamo di San Camillo: «Più cuore in quelle mani, fratello!”

Carta d’identità

camillianiLa “Carta di Identità” è il frutto di un processo iniziato con il Convegno di Seiano (NA) nel maggio 2003. In quell’occasione, l’Ordine ha dato avvio ad un processo di revisione della identità e della missione delle proprie strutture socio – sanitarie (Opere Nostre). Il risultato di quella consultazione e di altre successive è la “Carta di Identità”, approvata dalla Consulta Generale a fine 2003.
Essa sintetizza i principi e lo spirito che devono permeare le Opere Nostre camilliane così da essere, attraverso la “promozione della salute, la cura della malattia e il lenimento del dolore” (Costituzione n° 45), un segno del Regno.
La “Carta di Identità” perciò segna i punti irrinunciabili che definiscono ogni opera camilliana, da essere fatti propri non solo dai religiosi ma anche dai collaboratori e dalle collaboratrici, legando gli uni e gli altri in una alleanza terapeutica.

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