Fratel Ettore – Una “piatanza grossa” della carità a Milano

di  fratel Ettore Boschini

«Non a me Signore, non a me, ma al Tuo nome sia ogni onore e gloria unitamente al Cuore Immacolato di Maria e al Cuore Ardente di Carità di San Camillo»

Carissimi confratelli,

dopo ripetute richieste, con molta fatica mi dispongo a narrare parte della meravigliosa esperienza che da tre anni, con il beneplacito degli amati Superiori vivo in continuazione a servizio dei fratelli più bisognosi di misericordia.

Credo di essermi messo in attento ascolto della Volontà di Dio che in un succedersi di fatti ordinari e straordinari mi ha mostrato ( e stando ai fatti pare la verità) la strada su cui camminare per una più operosa carità di stampo camilliano.

Il potente aiuto del Cuore Immacolato della Madre e, l’esempio del Cuore grande di San Camillo hanno fatto si che a me povero e misero di innumerevoli qualità, mi fosse affidata una particolare pietanza grossa della carità per la gloria di Dio e della Madre nonché ad onore di San Camillo e dell’opera Camilliana nel servizio spirituale e corporale di tanti fratelli emarginati o autoemarginati spesso conosciuti solo dagli spazzini della grande Milano.

Quante volte mi toccò di scoprire situazioni impressionati, addirittura sconvolgenti, di ammalati (uomini e donne) che avevano i particolari degli appestati ai tempi di San Camillo, abbandonati a se stessi in attesa della morte marcendo ancora vivi.

Quali ondate di vera gioia ho provato ogni volta ce ho potuto sollevarli da tante umilianti e maleodoranti immondizie, muti nella loro esasperata solitudine e sofferenza che sembrava non avere mai fine.

Ma dove e come tanta forza e coraggio? Mi domando a volte nel continuare questo cammino che sembra fatto per persone piene di salute e di talenti a non finire, mentre io come sempre (e da trent’anni) più mi sembra di trascinarmi anziché camminare.

Se la fede può ancora essere messa in prima posizione, allora posso dare una risposta a me e agli altri del come si può camminare su vie difficili e faticose scoprendo sempre di più, come su tale cammino, preceda una forza invisibile e pur presente con la sua meravigliosa provvidenza a far sì che tale straordinario cammino abbia tuttora a continuare nel suo programma annunciato da Gesù per il giudizio finale.

«Avevo fame e sete e me l’avete dato… nudo mi avete vestito… ammalato e abbandonato e mi avete soccorso e amato etc…».

A dire il vero non sono mancati momenti nei quali mi sembrava di trovarmi in un fiume in burrasca e poi in piena e poi a volte come se straripasse dagli argini travolgendo uomini e cose.

Ma quietatasi  ogni burrasca (e questa anziché diminuire accresceva la fede nella forza di Dio invisibile ma sempre presente) mi trovavo non già scoraggiato e vinto dalla violenza del male ma come uno che dopo la battaglia avesse acquistato più capacità di lottare per il bene proprio e dei fratelli.

Le parole di Gesù «Qualunque cosa avete fatto a questi miei fratelli l’avete fatta a me» sono come una provocazione che promuove di continuo uno slancio di  generosità al quale Gesù offre se stesso come esempio.

«Amerai come io ho amato voi». Quale meta! Si può dire irraggiungibile. Ma intanto Lui ci comanda di imitarlo.

Cari confratelli non voglio far prediche. Mi è stato chiesto di descrivere la mia esperienza e con fatica come già ho detto fin da principio ne do risposta.

Ora dopo una descrizione sommaria della mia meravigliosa esperienza camilliana vi dirò alcuni particolari dei circa tre anni e più che cammino in questo (lo spero) santo servizio.

CONTINUA A LEGGERE QUI