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Visita canonica in India

Dal 3 al 28 agosto si è svolta in India la visita canonica del Superiore generale padre Pedro Tramontin e dei Consultori generali fratel Paul Kaborè, responsabile della Missione, padre Medard Aboue, responsabile del Ministero, e padre Baby Ellickal, responsabile della Formazione.

Durante il viaggio, i visitatori hanno conosciuto diverse zone dell’India: Bengaluru, Mananthavady, Mangaluru, Aluva e Krishnagiri. Il viaggio è poi proseguito a Eluru, a Hyderabad, ad Assam. I Superiori poi hanno visitato anche la tomba di Santa Madre Teresa a Calcutta e la città di Delhi.

La visita ha rappresentato un momento di incontro, fraternità, ascolto, condivisione e incoraggiamento per le diverse comunità. In ogni luogo il Superiore generale e i Consultori hanno incontrato i confratelli, celebrato l’Eucaristia, visitato i vari ministeri e condiviso le gioie, le sfide e le speranze della missione camilliana in India.

Rimanere uniti

Lo scopo della visita era quello di condividere la realtà dell’Ordine, conoscere i confratelli e incoraggiarli a proseguire fedelmente nella missione affidata ai Camilliani.

Soprattutto, la visita è stata un invito ad andare avanti insieme. L’unità – ha detto il Superiore generale – è essenziale per la missione. Le decisioni nella Provincia devono tenere conto di tutti, e i capitoli e le assemblee sono momenti importanti di discernimento comune.

Se in una barca – ha poi aggiunto –le persone remano in direzioni diverse, la barca non fa altro che girare in tondo. I membri della Provincia, quindi, devono imparare a remare insieme nella stessa direzione.

Nello stesso tempo, la Provincia deve rimanere unita nella preghiera e nella solidarietà con coloro che prestano servizio lontano da casa: tra cui Irlanda, Uganda, Stati Uniti, Italia, Spagna, Germania e Austria.

La presenza dei Camilliani in India

In meno di cinquant’anni dalla sua fondazione, la Provincia ha già stabilito una presenza in diversi stati della Federazione indiana, le vocazioni sono numerose e trenta religiosi indiani sono in missione all’estero attraverso la collaborazione interprovinciale e quelle che vengono definite “comunità extraterritoriali”.

La sfida per il futuro consiste nell’approfondire questa generosità missionaria, in particolare attraverso una più forte collaborazione con le Province africane, il continuo sostegno a missioni come quella in Uganda e l’apertura verso nuove aree in cui il carisma camilliano è necessario. Non si tratta solo di espandere la propria presenza geografica, ma di condividere i propri doni, il personale, l’esperienza e lo spirito camilliano con l’Ordine nel suo insieme, rimanendo al contempo aperti a ricevere i doni e le esperienze delle altre Province.

Uno degli aspetti che ha sorpreso i visitatori è la stretta collaborazione con altri ordini religiosi presenti i India. “La missione camilliana – ha detto padre Medard – non si svolge in isolamento, ma nell’ambito della più ampia missione della Chiesa. La collaborazione con altre famiglie religiose può dare una testimonianza visibile dell’unità cristiana”.

Come in altre zone, anche in India la maggior parte dei religiosi indiani sono professi a vita, mentre il numero dei fratelli è molto basso: all’interno dell’Ordine sono meno dell’8%. Nella Provincia indiana, attualmente vi è un solo fratello religioso su 73 religiosi. Questa situazione – ha detto fratel Kaborè – è una vera sfida per i promotori vocazionali e i formatori che devono aiutare i giovani a capire bene quale è la loro inclinazione.

Una Provincia giovane

Al contrario degli altri membri della Consulta che hanno scoperto l’ospitalità indiana per la prima volta, per padre Baby il viaggio è stato un ritorno a casa segnato dalla gioia. P. Baby ha espresso particolare gioia nel vedere i giovani camilliani, così pieni di entusiasmo, energia e desiderio di servire.

La Provincia – ha detto padre Baby – ha la responsabilità di accompagnare questi giovani confratelli, incoraggiarli e aiutarli a crescere come religiosi camilliani maturi, gioiosi e impegnati. Non si tratta solo di trasmettere informazioni o di preparare i candidati alla vita religiosa. Si tratta di accompagnare le persone, ascoltarle, comprenderle, stimolarle, incoraggiarle e aiutarle gradualmente a scoprire e a vivere la propria vocazione con libertà, maturità e gioia.

Nelle parole di tutti i visitatori torna sempre l’invito a continuare a camminare insieme, sostenersi a vicenda, ascoltarsi l’un l’altro e costruire un luogo in cui ogni confratello possa sperimentare la gioia dell’appartenenza, la bellezza della fraternità e la passione della vocazione camilliana.

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