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Non essere soddisfatto per uno sguardo veloce o per gesti che passano. Inginocchiati accanto ai malati, ascoltali e dai loro il tuo tempo. La presenza di un cuore premuroso può curare più della sola medicina. Da “Lettere di San Camillo”
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Festeggiamo, insieme ai Camilliani della Colombia (Camilos Colombia) la professione dei voti solenni di Melco Alverio Hortùa Yepes Mi, Franco Josè Miranda Barraza Mi, e Jesùs Anìbal Semanate Artunduaga Mi.
La celebrazione si è svolta il 25 aprile in occasione della festa di San Marco di fronte al padre Samir Emith Lozano Valencia Mi, Superiore delegato provinciale della Colombia, che ha ricevuto le professioni in rappresentanza di padre Pedro Tramontin Mi, Superiore generale dell’Ordine dei Ministri degli infermi.
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In questa domenica si legge il Vangelo del Buon Pastore. Il commento è affidato a padre Gianfranco Lunardon, vicario generale dell’Ordine dei Ministri degli Infermi. Per guidarci nella riflessione, lui sceglie tre parole: voce, porta, abbondanza.
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Il 26 aprile, nella Giornata mondiale di Preghiera per le Vocazioni, il fratello Leone Jonh Fausto Seriosa, MI farà la sua solenne professione di voti nella chiesa di “Nostra Signora dell’Assunzione” a Luodong, (Taiwan).
Dopo aver intrapreso il suo cammino nella parrocchia camilliana di Antipolo, fratello Leoneil si appresta ora a dedicare tutta la sua vita al servizio dei malati, degli anziani e di chi soffre, portando il carisma camilliano oltreoceano.
I Camilliani delle Filippine, insieme alla sua comunità d’origine, gli porgono “le più calorose congratulazioni e le più sincere preghiere affinché abbia perseveranza – per rimanere saldo nella sua santa vocazione – e compassione – affinché le sue mani rimangano le mani guaritrici di Cristo”.
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Più volte nella sua regola per l’Ordine dei Ministri degli infermi San Camillo si preoccupa non solo della salute spirituale dei malati ma anche e soprattutto di quella fisica e invita i religiosi ad aiutare gli infermi a mangiare e a bere.
In un punto, il santo scrive: “Ognuno abbia molta cura e diligenza nel far mangiare gli infermi, incitandoli con parole amorevoli e sostenendo la loro testa”.
Durante il suo viaggio in Africa, il 21 aprile papa Leone XIV ha visitato l’ospedale psichiatrico “Jean Pierre Olie” di Malabò in Guinea Equatoriale.
Come ogni volta che visita gli ospedali e le case di cura, il Papa è preso da sentimenti contrastanti: il dolore per la sofferenza dei malati e delle loro famiglie che spesso non sanno come accompagnare il paziente e aiutarlo, dall’altro “la gioia e la speranza di sapere che ci stiamo prendendo cura di chi vive una condizione di fragilità”.
“Cristo – ha detto il Papa nel suo discorso – nella storia dell’umanità ha riscattato la disabilità dalla maledizione e l’ha restituita a piena dignità. Ma il Salvatore non vuole e non può salvarci senza la nostra collaborazione, sia sul piano personale che su quello sociale: perciò ci chiede di amare i nostri fratelli e le nostre sorelle non a parole ma nei fatti. Una casa di cura come questa, con l’aiuto di Dio e con l’impegno di tutti, può diventare un segno della civiltà dell’amore.
…. Gesù è venuto ad amarci come siamo ma non per lasciarci così, per prendersi cura di noi! E un ospedale, specialmente se ha un’ispirazione cristiana, è proprio questo: un luogo dove la persona è accolta così com’è, rispettata nella sua fragilità, ma per aiutarla a stare meglio, in una visione integrale. A tale scopo la dimensione spirituale è essenziale”.
Le relazioni, i piccoli gesti, i sorrisi, l’attenzione ai rapporti – ha poi aggiunto il Pontefice – sono come una poesia “che solo Dio sa leggere pienamente e che consola il Cuore misericordioso di Cristo”.
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Ringraziamo La Porzione.it e la radio diocesana Radio Speranza per l’intervista a padre Pedro Tramontin, Superiore generale dell’Ordine dei ministri degli infermi. L’intervista si è svolta il 21 aprile 2026 in in occasione della “peregrinatio” dei resti di San Camillo de Lellis in Abruzzo.
Nell’intervista, padre Tramontin invita i sanitari a tenere unita la cura con l’umanizzazione della cura. “In un un mondo pieno di individualismo – aggiunge – il messaggio di San Camillo è quello di ascoltare, essere fisicamente presenti vicino ai malati e di portare la fede”.
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Con tristezza condividiamo la notizia che il nostro caro religioso camilliano, fratello Eric James Perrett, è morto il 17 aprile 2026 presso la residenza sanitaria St. Hedwig Village nursing home (Blacktown, New South Wales – Australia). Aveva 83 anni.
Lo ringraziamo per la sua vita di servizio silenzioso e per la sua dedizione piena di fede. Possa riposare nella pace e nell’eterno amore di Dio.
Nella nostra preghiera di suffragio, affidiamo fr. Eric all’Amore misericordioso del Padre.
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Oggi la Chiesa cattolica ricorda il primo anniversario della morte di papa Francesco avvenuta a Roma, il 21 aprile 2025.
In questa occasione ricordiamo l’impegno di papa Francesco per la pace, i poveri, i malati.
Il suo Messaggio per la 58ª Giornata Mondiale della Pace (1° gennaio 2025) è ancora attuale, come dimostrano le numerose guerre e situazioni di sfruttamento di persone e interi paesi.
Allora papa Francesco scriveva: “Il Giubileo è un evento che ci spinge a ricercare la giustizia liberante di Dio su tutta la terra. …. Ci sentiamo chiamati a farci voce di tante situazioni di sfruttamento della terra e di oppressione del prossimo. .…
Ciascuno di noi deve sentirsi in qualche modo responsabile della devastazione a cui è sottoposta la nostra casa comune, a partire da quelle azioni che, anche solo indirettamente, alimentano i conflitti che stanno flagellando l’umanità. ….
Mi riferisco, in particolare, alle disparità di ogni sorta, al trattamento disumano riservato alle persone migranti, al degrado ambientale, alla confusione colpevolmente generata dalla disinformazione, al rigetto di ogni tipo di dialogo, ai cospicui finanziamenti dell’industria militare.
…. Quando una persona ignora il proprio legame con il Padre, incomincia a covare il pensiero che le relazioni con gli altri possano essere governate da una logica di sfruttamento, dove il più forte pretende di avere il diritto di prevaricare sul più debole”.
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In occasione dei 115 anni dalla morte di Giuseppina Vannini, le suore Figlie di San Camillo, hanno presentato oggi, 20 aprile 2026, nella loro casa madre a Roma il progetto “1911-2026. 115 anni dalla nascita al Cielo della santa Giuseppina Vannini. Storia di un amore senza confini”.
Il progetto, della durata di un anno, si avvale del contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale. Potevano accedere al bando le iniziative connesse alla celebrazione degli anniversari di interesse nazionale che si proponevano la valorizzazione e diffusione della conoscenza e dello studio di personalità ed eventi rappresentativi per l’Italia.
Obiettivo del progetto è far conoscere da un lato la storia della santa Vannini e dell’Istituto da lei fondato, dall’altro aspetti della storia della Chiesa, dell’arte infermieristica e ospedaliera, ma anche sociale e culturale d’Italia, con uno sguardo a quei Paesi nel mondo raggiunti dalle Figlie di San Camillo dalla fine del XIX secolo ai nostri giorni. A supporto scientifico del progetto è previsto il coinvolgimento dell’Archivio storico delle Figlie di San Camillo, che conserva una documentazione di oltre 130 anni.
Il progetto, inoltre, si offre come una preziosa occasione per valorizzare il Piccolo museo reliquiario, allestito presso la Casa Madre storica dell’Istituto dove visse, operò e morì la santa Vannini, sia del più ampio museo “Un amore senza confini – Storia delle Figlie di San Camillo”, allestito presso la Casa Generalizia dell’Istituto a Grottaferrata (RM).
Entrambi i musei, insieme all’archivio, aiutano a conoscere sia la storia dell’Istituto sia la storia sociale, religiosa, assistenziale e culturale tra il XIX e XXI secolo in Italia e nei Paesi dove sono presenti con le loro opere le figlie di san Camillo.
Il progetto prevede momenti di studio e divulgazione della santa camilliana ed è rivolto ai fedeli, agli studiosi e, in modo particolare, agli studenti delle scuole secondarie, superiori e delle scuole di infermieristica, e ai giovani delle comunità parrocchiali.
Collegato al progetto, è l’intervento di digitalizzazione e informatizzazione del patrimonio materiale custodito nei due musei con diffusione, in doppia lingua italiano/inglese, su larga scala e accesso libero sul web.
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In questa domenica, padre Gianfranco Lunardon, vicario generale dell’Ordine dei Ministri degli infermi, invita a riflettere su tre parole del Vangelo: cammino, speranza e “Resta con noi”. Fino a che non incontrano Gesù, il cammino e le speranze dei suoi seguaci seguono una direzione spagliata. Poi, Gesù li riporta sulla giusta strada.
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Da sabato 18 a mercoledì 22 aprile la cattedrale di San Cetteo, a Pescara, ospiterà le reliquie di San Camillo, fondatore dell’Ordine degli Infermi e copatrono d’Abruzzo insieme a San Gabriele dell’Addolorata.
Le reliquie partiranno dal santuario di Bucchianico e arriveranno sabato 18 aprile alle 17:30 nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara. Alle 18:30 ci sarà la messa presieduta da mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne.
La messa sarà trasmessa in diretta su Radio Speranza – l’emittente radiofonica della diocesi di Pescara – sul canale FM 87.60 nella zona di Pescara-Chieti, ovunque in streaming e sulle radio DAB in Abruzzo.
Il 19 aprile, alle 17:00 le reliquie di San Camillo arriveranno al Santuario del Cuore Immacolato di Maria dove alle 19 si svolgerà la messa celebrata da padre Gianfranco Lunardon, vicario generale dell’Ordine dei Ministri degli infermi.
L’ospedale civile di Pescara sarà l’ultima tappa di questo viaggio: le reliquie raggiungeranno la cappella ospedaliera il 22 aprile alle 10.15 e alle 11.00 sarà celebrata la messa. Alle 14:00 le reliquie del corpo di San Camillo lasceranno Pescara per spostarsi a Chieti Scalo e sostare nella parrocchia dei Santi XII Apostoli. In serata, le reliquie del santo abruzzese torneranno al Santuario di Bucchianico.
«Grazie alla gesta di quel gigante della carità che è stato San Camillo – ha commentato padre Albert Sedogo, parroco del Santuario del Cuore Immacolato di Maria a Pescara – potremo riscoprire la grazia e la misericordia di Dio verso chi soffre. San Camillo, da malato, ha assistito i malati. Questo è un invito forte a prenderci cura gli uni degli altri, vedendo Cristo in chi soffre. In questo modo, a quanti assistono un malato è come se venisse offerto il privilegio di guardare Cristo e, allo stesso tempo, di diventare Cristo per lui o lei».
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Con profonda tristezza e fede nella vita eterna, i confratelli polacchi comunicano che il 15 aprile 2026, presso l’Ospedale Bielanski, è tornato alla Casa del Padre P. Tomasz Stachoń, religioso camilliano della Provincia camilliana polacca. Aveva 56 anni.
Così lo ricordano i suoi confratelli polacchi: “Nel suo ministero sacerdotale, Stachoń ha servito con dedizione Dio e gli uomini, in particolare i malati e i bisognosi. Ha svolto il suo servizio in molte comunità, lasciando una testimonianza di fede, bontà e sensibilità verso la sofferenza del prossimo. Nelle diverse città della Polonia in cui ha prestato servizio”.
Lo stesso giorno è morto a Siviglia, IN Spagna, anche P. Joaquín Morant García, religioso quasi centenario e sacerdote della Provincia spagnola camilliana. “La sua vita – ricordano i religiosi che lo hanno conosciuto – è stata testimonianza di perseveranza vocazionale, fedeltà alla chiamata ricevuta e amore concreto verso i malati, ai quali ha servito riconoscendo in loro il volto di Cristo sofferente, secondo il carisma di San Camillo de Lellis. Fino alla fine è rimasto unito alla vita comunitaria con spirito fraterno e grato”.
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“Guardiamo con fiducia al futuro, perché Dio guida sempre l’opera che ha iniziato. Rimaniamo nella Divina Misericordia lungo tutte le strade della nostra vita. Rimaniamo saldi, fiduciosi e misericordiosi”.
È questo l’invito che padre Roman Zając MI, padre provinciale della Polonia, ha rivolto ai fedeli in occasione delle celebrazioni per gli 80 anni di vita della Provincia polacca.
I festeggiamenti sono avvenuti il 12 aprile 2026. Durante la messa è stato ricordato il papa Giovanni Poalo II, che ha istituito la Domenica della Misericordia, e San Camillo, che con la sua conversione ha sperimentato l’amore di Dio.
“Come lui – ha detto ancora padre Roman Zając – se vogliamo aprirci sempre più alla guida di Dio per l’Ordine, la Provincia e per noi stessi, dobbiamo procedere sempre da Dio verso l’uomo. L’uomo ha profondamente bisogno della Misericordia, dell’esperienza dell’amore di Dio”.
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Si è appena concluso a Bucchianico, nella provincia di Chieti, il Raduno Nazionale dei formatori, formandi e animatori vocazionali camilliani d’Italia. Dall’incontro, che si è svolto dal 6 all’11 aprile, sono emersi alcuni spunti di riflessione.
Prima di tutto, bisogna partire dalle proprie ferite, riconoscendo che è lì che il Signore ci incontra e ci trasforma. Non si tratta di evitare la fragilità, ma di trasformarla perché diventi spazio di compassione autentica e di crescita. Solo chi si lascia toccare nelle proprie ferite può diventare capace di prendersi cura degli altri con verità.
Come per san Camillo, essere segni di misericordia attraverso una carità che si fa vicinanza, accoglienza e servizio.
Le giornate sono state attraversate dalla parabola del buon Samaritano: con lui l’amore si traduce in azione concreta. Il samaritano non obbedisce a una legge, ma si lascia muovere da un amore che si fa vicinanza, cura, servizio. Non resta a distanza, ma si avvicina, si abbassa, si sporca le mani, prende su di sé il peso dell’altro.
Da qui nasce un cambiamento radicale di prospettiva: il credente non è più semplicemente chi osserva delle norme, ma chi assomiglia a Dio nell’amore concreto. Il vero criterio non è la correttezza formale, ma la capacità di farsi carico dell’altro
Solo entrando nella concretezza della vita, mescolandosi con le ferite dell’umanità, è possibile imparare davvero a prendersi cura egli altri.
Infine, particolarmente suggestiva è l’immagine del samaritano che scende da cavallo: la vera compassione implica sempre un abbassamento, un farsi piccoli, un condividere la condizione dell’altro.
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Salutiamo con grande affetto padre Adriano Giacomo Tarraran che ci ha lasciato l’11 aprile 2026. Nato il 31 ottobre 1938 a Ramon di Loria, in provincia Treviso, dal 1966 fino al 2021 ha vissuto in Colombia.
Nel paese sudamericano ha dedicato la sua vita alla pastorale sanitaria e alla cura degli infermi, ricoprendo diversi incarichi a Bogotà e Medellin fino a essere nominato direttore del Centro di pastorale della salute nel 2004 ed essere Superiore della Casa di S. José a Bogotà nel 1995 e nel 2007.
Tornato in Italia nel 2021, è assegnato alla casa di Capriate S. Gervasio (BG), dove assiste gli anziani della Rsa A O. Cerruti. Padre Tarran ha creduto fermamente nella formazione pastorale in campo sanitario, ha puntato sul coinvolgimento dei laici e promosso la Famiglia camilliana laica. Aveva un carattere mite, era capace di persuadere con la sua predicazione e benvoluto dai suoi familiari e confratelli.
Così lo salutano i religiosi Camilliani della delegazione Colombia ed Ecuador: “Siamo eternamente grati per il suo prezioso testamento spirituale e materiale. La sua vita era dedicata al servizio dei malati e la Chiesa seguirà a essere luce e testimonianza per le generazioni future”.
The Camillians San Camillo ci parla ancora #padretarran #camillanos
Un gruppo di Camilliani sta partecipando questa sera, in Vaticano, alla Veglia di Preghiera per la Pace presieduta da Papa Leone, unendosi alla Chiesa universale nell’invocare il dono della riconciliazione e della fraternità tra i popoli. 🙏
Padre Gianfranco Lunardon, vicario generale dell’ordine camilliano Ministri degli infermi, commenta il vangelo della seconda domenica di Pasqua (Gv 20,19-31) e ne estrae tre parole su cui riflettere: timore, pace e vita.
Il timore è quello è quello che ci blocca, ci isola dall’esterno, non ci fa scegliere o ci fa scegliere al ribasso.
La seconda parola è “pace” che non è “se vuoi la pace prepara la guerra” o fare compromessi “per il bene della pace”. La pace del Vangelo che nasce dal nostro impegno e fedeltà al Signore e come mostrano le piaghe del Signore, ha un costo.
L’ultima parola è il dito, quello di Tommaso.
La sua incredulità lo aveva già portato fuori dalla comunità, ma il Signore passa davanti alle paure, al timore, di fronte alla necessità di essere perdonati e riconfermati nella fede.
Guarda il video https://www.youtube.com/watch?v=-dg_6X0D6I8
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Padre Gianfranco Lunardon, vicario generale dell’ordine camilliano Ministri degli infermi, commenta il vangelo della seconda domenica di Pasqua (Gv 20,19-31) e ne estrae tre parole su cui riflettere: timore, pace e vita.
Il timore è quello è quello che ci blocca, ci isola dall’esterno, non ci fa scegliere o ci fa scegliere al ribasso.
La seconda parola è “pace” che non è “se vuoi la pace prepara la guerra” o fare compromessi “per il bene della pace”. La pace del Vangelo che nasce dal nostro impegno e fedeltà al Signore e come mostrano le piaghe del Signore, ha un costo.
L’ultima parola è il dito, quello di Tommaso.
La sua incredulità lo aveva già portato fuori dalla comunità, ma il Signore passa davanti alle paure, al timore, di fronte alla necessità di essere perdonati e riconfermati nella fede.
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È appena stato pubblicato il 2° volume di “Cura pastoralis”, la rivista di teologia pastorale sanitaria prodotta dal Centro studi camilliani.
Già nel titolo: “Dalla conversione alla consacrazione. Anno 2025: giubileo della speranza e giubileo della conversione di San Camillo” si intrecciano le due direzioni di ricerca dei numerosi articoli.
Da un lato, il 2025 è stato per tutta la Chiesa cattolica un anno di preghiera e conversione, dall’altro, per i Camilliani ha coinciso con il 450° anniversario dalla conversione del fondatore dei Ministri degli infermi.
Come ricorda padre Pedro Tramontin, superiore generale dell’Ordine, nella prefazione al volume,
“L’anno giubilare ha permesso di rivivere la storia per costruire un futuro di speranza per le nuove generazioni che si lasciano sedurre dall’ideale di vita religiosa camilliana.
I due giubilei hanno sicuramente permesso ai camilliani/e e a ogni operatore sanitario di rinnovare il proprio impegno a servire i malati, i fragili, gli ultimi, offrendo tutte le energie, come dono e come via di crescita spirituale”.
Nello stesso tempo, aggiunge, “Abbiamo notato con gioia che San Camillo è un santo sempre attuale perché la sofferenza non ha mai cessato di essere compagna dell’esistenza umana. La vocazione cristiana, e in particolare quella camilliana, è un segno di speranza per la Chiesa, soprattutto per quella parte di umanità che soffre”.
Il volume “Cura pastoralis” raccoglie molte delle riflessioni nate in questo anno giubilare che, per i Camilliani, si è aperto a Manfredonia – San Giovanni Rotondo (Fg) il 1° febbraio con un incontro di formazione e si è chiuso l’8 dicembre a Roma.
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L’11 aprile 2026 si terrà a Roma una veglia di preghiera per la pace. L’iniziativa è stata lanciata il giorno di Pasqua da papa Leone XIV. La celebrazione inizierà alle 18.00 nella basilica di San Pietro a Roma, sarà presieduta dallo stesso pontefice e sarà aperta alla partecipazione di tutti i fedeli.
In proposito, il cardinale Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha invitato “i sacerdoti, i religiosi, le religiose e tutto il popolo dei credenti a partecipare alla veglia o a raccogliersi in preghiera nelle comunità locali”.
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“Non abbiate paura di servire i malati, anche quando il compito sembra difficile o faticoso. Coraggio e carità devono andare di pari passo. Quando l’amore per la sofferenza guida il vostro cuore, Dio vi darà la forza necessaria.”
SAN Camilo De Lellis The Camillians #SanCamilloDeLellis #SanCamillo #health #sick #poor
Inizia oggi, 7 aprile 2026 a Bucchianico, in provincia di Chieti, il “Raduno nazionale dei formatori, formandi e animatori vocazionali camilliani d’Italia”. L’appuntamento, che proseguirà per fino all’11 di aprile si svolgerà all’interno del centro di spiritualità “Nicola d’Onofrio”.
Nei 5 giorni di lavoro, i partecipanti rifletteranno sulle parole di Isaia capitolo 53 versetto 3 “Per le sue piaghe noi siamo stati guariti” che danno il titolo al convegno.
L’incontro, organizzato dal Segretariato generale per la formazione dei Camilliani, si inserisce in un percorso iniziato nel 2022 per promuovere, a livello internazionale la formazione, la riflessione sull’identità e la missione camilliana e la crescita di uno spirito di comunione e responsabilità.
Come ha detto padre Baby Ellickal, segretario generale per la formazione dell’Ordine degli infermi, “la formazione è una responsabilità profondamente pastorale, spirituale e fraterna. Al centro di questo servizio si trova il compito di plasmare le menti e i cuori per una missione di misericordia”.
Al convegno di Bucchianico intervengono: padre Umberto Andreetto Mi, psicologo e consigliere provinciale per la formazione della provinca Nord-Italiana che partendo dal vangelo di Luca (Lc 10, 25-37) affronterà il tema: “E chi è il mio prossimo? Prendersi cura delle piaghe del nostro tempo”.
In seguito, il professore Vincenzo Comodo, docente di sociologia presso il “Clarettianum” – istituto di Teologia della vita consacrata di Roma, affronterà il tema “Informati. Concetti guida per affrontare sapientemente le sfide dell’Internet 6.0 e dell’Intelligenza artificiale”.
Infine, don Giorgio Nacci, docente incaricato di teologia morale e metodologia teologica presso la Facoltà teologica pugliese Istituto teologico Regina Apuliae (Itra), discuterà di “Le piaghe dell’abuso: riconoscerle e prevenirle nel tempo della formazione”.
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Cristo è morto ed è stato sepolto. Il rito ebraico però prevede anche un’unzione con balsami e oli profumati. Il giorno prima non era stato possibile ungere Gesù perché con il tramonto iniziava la Pasqua ebraica. Proprio per completare il rito, all’inizio del giorno successivo, delle donne vanno al sepolcro e lo trovano vuoto.
“Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro.” (Gv, 20, 1-4)
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La cura e l’amore si mostra anche nei piccoli gesti, come quello compiuto da Giuseppe di Arimatea e Nicodemo: decidono di dare una sepoltura a Gesù.
Poco dopo la morte di Cristo, “Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo (…) e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, (…) posero Gesù”. Gv. 19, 28-42
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Il Venerdì santo Cristo subisce un processo che lo porterà alla morte. Lungo il percorso che va dal palazzo di Pilato fino al monte Calvario, luogo dell’esecuzione, Cristo incontra un uomo che viene costretto a portare la croce al posto del condannato. Nella tradizione popolare, accettata anche dalla Chiesa cattolica, durante la strada, Cristo incontra anche una donna che gli asciuga il volto e gli allevia la fatica.
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Insieme all’Eucaristia e alla lavanda dei piedi, oggi ricordiamo anche la nascita del sacerdozio. Nel Salmo 109, si legge: “Il Signore ha giurato e non si pente: ‘Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek’ “.
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Oggi è Giovedì santo. Insieme alla nascita dell’Eucarestia, Cristo dà vita a un altro rito: la lavanda dei piedi cioè un modo di prendersi cura degli altri, a cominciare dai più poveri. Anche per San Camillo questa vicenda fu di grande esempio.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 13,1-15
“Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
(…)
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «… io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”.
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Visita del Superiore Generale alla Provincia Romana
9–21 marzo 2026
Si è conclusa la visita del nostro Superiore Generale alla Provincia Camilliana Romana, svoltasi dal 9 al 21 marzo 2026. Sono stati giorni intensi e fecondi, vissuti nelle comunità e nelle opere della Provincia, in un clima di ascolto, fraternità e sincero confronto.
Il Superiore Generale ha incontrato religiosi, collaboratori e realtà pastorali, incoraggiando il cammino condiviso e rinnovando l’invito a custodire con passione la missione camilliana accanto ai malati e ai più fragili.
Ieri, 23 marzo 2026, nella chiesa di Santo Spirito in Sassia (Santuario della divina misericordia), P. Pedro Tramontin, Superiore Generale dei Camilliani, ha presieduto la Santa Messa per il personale sanitario, i pazienti, i volontari e tutti i collaboratori dell’Ospedale Santo Spirito in Sassia.
La celebrazione, organizzata dalla cappellania dell’ospedale, è stata un’occasione di incontro e di gratitudine, un momento in cui la luce della Pasqua ha abbracciato chi ogni giorno vive la cura, l’ascolto e la vicinanza ai malati.
Nel cuore di un luogo che da secoli custodisce la storia della carità, la presenza dei Camilliani ha rinnovato l’invito a servire con il cuore di Cristo Risorto, portando speranza e dignità a chi soffre.
Un grazie sincero a tutti coloro che hanno partecipato e che, con il loro impegno quotidiano, testimoniano la forza della carità pasquale.
https://www.play2000.it/detail/18?episode_id=31230&seas
Il 24 marzo 2026 celebriamo la trentaquattresima Giornata dei Missionari Martiri. Questo giorno ci invita a ricordare coloro che hanno donato la propria vita nel servizio e nel Vangelo e a riconoscere la presenza viva e operante di testimoni che hanno scelto di portare il Vangelo nei luoghi dove la vita e la dignità umana sono maggiormente minacciate.
Il libretto Via Crucis con San Camillo de Lellis, pubblicato da Ancilla e scritto da P. Alfredo Tortorella, offre un itinerario spirituale di grande finezza, in cui la Passione di Cristo e la vicenda umana e carismatica di San Camillo si illuminano reciprocamente. Le meditazioni, costruite in forma sinottica, permettono al lettore di cogliere come ogni stazione della Via Crucis trovi un’eco concreta nella vita del santo riformatore della cura agli infermi, mostrando la carità come risposta evangelica alla sofferenza.
18 marzo — Memoria di una conferma che ha segnato la nostra storia
Il 18 marzo 1586 Papa Sisto V, nella lettera Ex Omnibus, riconobbe ufficialmente il cammino di Camillo de Lellis e dei suoi primi compagni. Attraverso le testimonianze dei Cardinali deputati alla Consultazione dei Vescovi e dei Regolari, il Papa confermò «la Congregazione denominata Compagnia dei Ministri degli Infermi», approvandone il proposito e lo stile di vita orientato al servizio degli ammalati nelle loro necessità spirituali e corporali.
Da quel giorno, la nostra famiglia religiosa ha continuato a crescere custodendo lo stesso desiderio: servire i malati con la dedizione di una madre verso il suo unico figlio, come voleva San Camillo.
Oggi, 18 marzo, rinnoviamo gratitudine e responsabilità. La nostra missione nasce da una conferma ecclesiale che riconosceva la forza evangelica della carità vissuta accanto ai sofferenti. Continuiamo a camminare su quella strada, con cuore disponibile e mani operose.
Per approfondire il testo storico:
P. ALFREDO RIZZI, religioso camilliano [1951-2016]
Padre Alfredo, nato il 20 giugno 1951, ha messo la professione religiosa temporanea il 24 settembre 1969 e la professione religiosa solenne il 8 dicembre 1975.
È stato consacrato sacerdote il 18 giugno 1977.
Padre Alfredo è morto, sabato 14 marzo 2026, presso la casa di cura ‘San Camillo’ – comunità camilliana di Cremona (Italia).
Affidiamo il confratello nelle preghiere all’Amore del Padre.
I confratelli della Provincia Nord Italiana comunicano il decesso di p. Gianfranco Lovera.
Nato il 27 gennaio 1948, emise la professione temporanea il 1° ottobre 1966 e la professione solenne l’8 dicembre 1969. Fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1973.
– Gianfranco è morto nella notte del 9 marzo 2026 presso la Casa di Preghiera / Fraternità San Camillo di Piossasco (Torino), comunità che ha accompagnato e animato con dedizione per molti anni.
Con gratitudine per la sua testimonianza e con fede nella Risurrezione, lo affidiamo alla misericordia del Signore.
La Provincia Camiliana Brasiliana, con profondo dolore, comunica la scomparsa di p. Adolfo Serripierro.
Nato il 3 giugno 1938 a San Prisco (Italia), entrò nel Noviziato Camiliano il 25 settembre 1953, emettendo i voti perpetui l’8 dicembre 1959. Fu ordinato sacerdote il 24 giugno 1962 a Motinello.
P. Adolfo si è spento il 9 marzo 2026 presso l’Ospedale San Camilo e Cura D’Ars di Fortezza (CE).
Nella sua lunga e feconda vita ministeriale ha servito con dedizione soprattutto donne e bambini in condizioni di vulnerabilità, esercitando la sua missione anche come medico specialista in Pediatria e Ginecologia/Ostetricia.
Fondatore della Congregazione delle Missionarie Camiliane Maria Madre della Vita e dell’Associazione Maria Madre della Vita, ha dedicato la sua opera all’accoglienza e alla cura delle madri e dei loro figli in situazione di fragilità.
Con gratitudine per il bene seminato e con fede nella Risurrezione, ci uniamo in preghiera per il riposo di p. Adolfo Serripierro.
https://www.vaticannews.va/it/podcast/rvi-programmi/pope-today/2026/01/pope-today-20-01-2026.html
https://salute.chiesacattolica.it/messaggio-del-santo-padre-per-la-xxxiv-giornata-mondiale-del-malato/


