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In Africa formatori in formazione

Si è parlato di “Accompagnamento responsabile nella formazione: tutela etica, sfide interculturali e opportunità nel contesto formativo” durante i cinque giorni di formazione che si sono svolti a Togbin, nella Repubblica del Benin.

Il percorso, iniziato il 13 settembre e concluso il 18 del mese, era rivolto ai formatori e ai promotori vocazionali della famiglia carismatica camilliana dell’Africa francofona. Hanno partecipato formatori provenienti da Burkina Faso, Haiti e Benin.

Il programma comprendeva presentazioni tematiche, lavori di gruppo, discussioni, condivisione di esperienze, riflessione personale, preghiera e celebrazioni liturgiche, oltre a momenti di fraternità e di conoscenza reciproca.

Particolare importanza è stata attribuita allo scambio tra i partecipanti provenienti da contesti culturali, ecclesiali e pastorali diversi. Questa diversità di esperienze ha permesso di individuare sia le sfide comuni sia la ricchezza dei vari modi in cui la missione formativa viene svolta all’interno della Famiglia carismatica camilliana.

Al centro dei lavori ci sono stati quatto temi: interculturalità, creazione di un ambiente sicuro, gestione dei conflitti e tipo di formazione richiesta per una chiesa missionaria.

La sfida interculturale

Una delle grandi sfide della formazione è la presenza di persone di culture e lingue diverse all’interno delle comunità religiose e dei centri di formazione.

Concezioni diverse dell’autorità, barriere linguistiche, pregiudizi e modi diversi di esprimere i sentimenti possono rendere difficile l’integrazione ma se si superano queste difficoltà, la diversità culturale può diventare fonte di una crescita personale, comunitaria e missionaria. Perché questo accada, però, i formatori devono coltivare le capacità di ascolto, pazienza, umiltà, discernimento, apertura e volontà di imparare. L’aspetto più importante da evitare è quello di considerare la propria cultura come l’unico punto di riferimento valido.

L’ambiente sicuro

Un’altra sfida è quella di creare un ambiente attento alla tutela delle persone. Il formatore ha una responsabilità particolare perché esercita una significativa influenza sulle persone affidategli nell’accompagnamento. Questa responsabilità richiede confini relazionali chiari, rispetto della dignità di ogni persona, prevenzione da ogni tipo di abuso di potere e manipolazione.

Per accompagnare gli altri in un ambiente sicuro e rispettoso, i formatori devono porre particolare attenzione alle proprie debolezze e limiti, essere in grado di comprendere i segnali di affaticamento e sovraccarico, cercare aiuto quando è necessario, pregare, mantenere un adeguato bilanciamento tra vita personale, comunitaria e ministero, trovare momenti di riposo e rinnovamento adeguati.

La gestione dei conflitti e delle emozioni

Una terza sessione è stata dedicata alla gestione dei conflitti e delle emozioni. All’interno della vita comunitaria, molte situazioni di tensione possono essere comprese meglio quando si presta attenzione anche alle dinamiche emotive vissute dalle persone coinvolte.

La maturità emotiva è una condizione importante per costruire relazioni comunitarie sane. Quando sono riconosciute e integrate in modo equilibrato, le emozioni possono contribuire a rafforzare la fiducia, la fraternità, la motivazione, la creatività e l’impegno al servizio.

Quando non sono adeguatamente comprese o gestite, tuttavia, possono contribuire a malintesi, isolamento, aggressività, conflitti e divisioni. È stata quindi sottolineata l’importanza di passare da una logica individualistica incentrata sull’«io» a una logica orientata alla comunità, incentrata sul «noi» e sulla missione comune. Gestire le emozioni non significa sopprimerle; significa piuttosto riconoscerle, comprenderle e integrarle in modo maturo e costruttivo.

Una buona formazione deve promuovere la consapevolezza delle proprie emozioni e dei fattori scatenanti, l’autocontrollo; l’ascolto attivo; l’empatia; la capacità di esprimere in modo appropriato bisogni e difficoltà; la gestione dei conflitti; la comunicazione rispettosa; la capacità di chiedere perdono e di perdonare.

La formazione di una Chiesa missionaria

La formazione quindi non è solo la trasmissione di conoscenze, regole o pratiche religiose. Il suo scopo è la formazione integrale della persona, la sua crescita umana, spirituale affettiva, in una dimensione personale, comunitaria e missionaria.

Per tutte queste ragioni, il formatore è una persona che va a sua volta formata continuamente: i formatori sono chiamati a mantenere un atteggiamento costante di apertura, apprendimento, autovalutazione e conversione personale. Il peso della formazione, inoltre, non può ricadere solo sul formatore ma è una responsabilità comunitaria.

L’incontro ha rappresentato una preziosa occasione di formazione, dialogo, condivisione di esperienze e crescita, rafforzando al contempo il senso di appartenenza dei partecipanti alla Famiglia Carismatica Camilliana.

La sfida ora consiste nel tradurre nella pratica quotidiana ciò che è stato accolto e condiviso, affinché il contenuto dell’incontro non rimanga solo a livello di riflessione, ma diventi un riferimento concreto per la pastorale formativa e per l’accompagnamento delle generazioni future.

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