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50 anni di presenza camilliana in Kenya

La delegazione camilliana del Kenya ha festeggiato il 29 settembre 50 anni di presenza nel paese africano con una celebrazione eucaristica presieduta da padre Pedro Tramontin, superiore generale dell’Ordine dei Ministri degli infermi.

Nella sua omelia il Superiore generale ha ricordato prima di tutto gli arcangeli Gabriele, Michele e Raffaele, che si celebrano proprio il 29 settembre. La loro forza nelle difficoltà è un punto di riferimento per tutti i camilliani.

Gli arcangeli esempio per tutti i camilliani

“San Michele – ha detto padre Pedro – ha combattuto il male. Per i Camilliani vuol dire difendere la dignità dei malati, combattere l’indifferenza, resistere allo scoraggiamento.

San Gabriele è il portatore di buone notizie, è il messaggero di Dio. La missione camilliana è l’annuncio di guarire i malati e predicare il vangelo, è un annuncio di compassione, vicinanza e speranza. Ogni camilliano è chiamato a essere San Gabriele per i malati e per i sofferenti, portando una parola di speranza, di consolazione e che apra al futuro.

San Raffaele è l’angelo che accompagna e guarisce. È l’angelo dei camilliani. In lui riconosciamo il nostro carisma: curare, accompagnare, bendare le ferite, supportare i fragili. San Raffaele ci ricorda che la missione non è solo fare ma essere presenti, camminare con quelli che soffrono”.

In ricordo di San Camillo De Lellis

“In questa celebrazione – ha continuato il Superiore generale – non posso dimenticare San Camillo De Lellis, il nostro fondatore e patrono dei malati, degli ospedali e operatori sanitari. Nel Vangelo Gesù promette “Tu vedrai i Cieli aperti”. San Camillo è stato nella storia della Chiesa uno dei segni più concreti dei Cieli aperti. La sua vita, trasformata dalla Grazia di Dio, mostrò che i Cieli si aprono ogni volta che una persona si china amorevolmente sui sofferenti”.

“San Camillo ci insegnò che la cura non è solo arte tecnica ma arte spirituale. Lui è S. Michele quando difende la dignità dei malati, lui è San Gabriele quando porta una parola di speranza, lui è San Raffaele quando accompagna e cura con tenerezza. Ogni camilliano che entra con una parola di speranza nelle case di cura e nei villaggi, porta la fiamma che brucia in San Camillo. La certezza che Cristo è presente nei malati e che servire i malati significa toccare i Cieli e servire Gesù”.

Come per gli angeli che sono un ponte tra cielo e terra, così “Ogni volta che un camilliano si china su un malato, i cieli si aprono. La missione camilliana è un ponte tra Dio e l’umanità ferita”.

Il giubileo dei camilliani in Kenya

L’amore che Camillo ha mostrato verso i malati ha indicato la strada che i Camilliani percorrono da oltre quattrocento anni in diverse parti del mondo e 50 anni di cammino sono avvenuti in Kenya.

“50 anni di presenza sono un miracolo – ha detto padre Tramontin. – Questa delegazione ha vissuto momenti di gioia, di prova, di grazia e di fragilità ma la promessa del Signore rimane: se voi camminate nella verità, se rimanete fedeli al carisma camilliano, vedrete grandi cose. Il futuro della missione camilliana in Kenya non né solo nelle nostre mani, è nelle mani di Dio che continua ad aprire i nostri cuori ogni giorno.

La celebrazione è stata un momento per la memoria, un periodo di gratitudine e di responsabilità. “Il Vangelo ci invita a non fermarci sul passato ma ad andare avanti – ha detto ancora padre Peedrob – Il Signore ci dice ‘Il Cielo sarà aperto”: è una promessa di futuro, è una promessa di missione ricca di frutti. Il futuro della delegazione dipende dalla nostra abilità di rimanere uniti, di salvaguardare il carisma camilliano, di formare nuove generazioni, di vivere la missione con cuore libero e pieno di fede.

Oggi nel ricordo degli arcangeli e nel ricordo di San Camillo noi chiediamo alla missione camilliana del Kenya di continuare a essere questo ponte, una presenza che unisce, cura, annuncia e combatte il male con la forza del bene”.

Al termine del suo discorso padre Pedro ha invocato la benedizione di Maria e di Cristo e richiamando gli arcangeli ha concluso: “Possa San Michele darci la forza, possa S. Gabriele darci le parole, possa S. Raffaele darci la tenerezza della cura e S. Camillo continui a guidarci nei nostri passi”.

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