A metà strada tra Bucchianico e Roma, ricorda padre Gianfranco Lunardon, durante la celebrazione per il ritorno di San Camillo a Roma, c’è la Valle dell’Inferno, un luogo centrale per San Camillo ma anche per il destino di Bucchianico e di Roma. Qui infatti, il 2 febbraio 1575, San Camillosi convertì.
A partire dalla Valle dell’Inferno cambia la visione di Camillo: i malati, i poveri rimangono fissi all’orizzonte, ma Dio diventa il centro della sua vita. Dopo la sua conversione, Camillo ha una nuova presa di coscienza di Dio e di sé: riporta il suo sguardo al centro e questo centro è Dio.
“Nonostante l’agiografia presenti il fatto come un momento puntuale e datato – spiega padre Lunardon – la conversione di Camillo è stato un processo lento, durato tutta la vita, non certo un fatto episodico di quel 2 febbraio del 1575. Dal momento infatti in cui fece l’esperienza dell’amore di Dio, Camillo venne ferito ‘di colpo così profondo che mentre visse poi ne portò sempre la memoria e i segnali nel cuore. Forse il 2 febbraio fu la prima volta che Camillo guardò in modo nuovo Dio, iniziò a scoprirne il vero volto, che è sempre-oltre i nostri schemi.
Il vero conoscimento di Dio da parte di Camillo è quello di una misericordia al di là di ogni speranza. L’esperienza spirituale di Camillo appare profondamente segnata da una nuova presa di coscienza dei propri limiti e peccati. Camillo scopre nella presa di coscienza di se stesso un uomo devastato, un fallimento. Ma affianco a lui scopre Dio per ché non si riparte da soli.
È l’inizio di un nuovo modo di definire se stessi, a partire dall’esperienza di un amore incondizionato. Questo nuovo modo di vedere se stessi e Dio è una disponibilità ad accettare noi stessi per quello che siamo nella verità, senza alibi, senza giustificazioni, ma anche a fare esistere Dio per come Lui si vuole rivelare, e cioè il Dio dell’amore, il Dio della misericordia che ci chiede di entrare in questa logica”.
Con la conversione Camillo cambia prospettiva: “Ciò che prima appagava il cuore e gratificava i suoi bisogni (fino a renderlo da essi dipendente), si rivela ora insignificante di fronte al nuovo modo di vedere sé stesso di fronte a Dio. Mentre prima Camillo aveva l’abitudine – soprattutto in situazioni di grave pericolo – di fare dei voti, che poi dimenticava, ora fa voto di sé stesso anche a rischio della morte.
Prima Dio era posto in una posizione in cui poteva rispondere ai bisogni, dare senso a ciò che altrimenti sarebbe assurdo, e la fede in Lui era qualcosa che tranquillizzava Camillo di fronte alla prospettiva immediata della morte. L’incontro personale con Dio smaschera il dio-sedativo, il falso dio del passato di Camillo.
Ora Camillo scopre un Dio che invece di appagare i desideri, ne comunica di propri, provoca, mette in crisi, crea tensione, e chiede all’uomo di desiderare non più i propri, ma secondo i desideri del suo cuore. In una prospettiva esistenziale, il cambio di orizzonte implica una rivoluzione copernicana, in cui – concretamente – Camillo toglie sé stesso dal centro dell’universo e ci rimette Dio. Dio è il senso, il segreto, il significato, l’impegno della santità”.
“Dalla vicenda di Camillo possiamo capire che spesso la conversione non è un fatto eccezionale o prodigioso, ma piuttosto un processo di purificazione, un cambiamento radicale del proprio orizzonte di vita. è il passaggio dall’illusione all’incontro, dai miei desideri spesso comodi ai suoi, dalla falsa all’autentica esperienza spirituale, da un Dio che io penso di bloccare a un Dio che mi prende e mi spinge dentro la storia come suo discepolo.
La vera conversione, spiega padre Lunardon “inizia con l’ascoltare noi stessi, così come siamo, e imparare a conoscerci e ad amarci per quello che siamo, compresi quegli aspetti di limite che in qualche modo dobbiamo imparare a rispettare; solo così ci metteremo in cammino per presentarci e abbandonarci interamente a Dio, affinché ci trasformi e faccia di noi quello che Egli vuole!”
“Solo così ci metteremo in cammino per presentarci e abbandonarci interamente a Dio, affinché ci trasformi e faccia di tutto quello che Egli vuole. Papa Leone XIV, nella sua omelia a Parigi qualche settimana fa, citando Sant’Agostino, il fondatore del suo Ordine, a commento del Salmo 169, dice ‘Ti dispiaccia sempre quello che sei, se vorrai fare quello che non sei’.
Quello che non siamo oggi è il progetto bello che è la vita buona del Vangelo che Gesù desidera per ciascuno di noi di Santa. È la prova provata, fisica che questa esperienza è possibile ed è possibile per tutti noi”.

