I formatori della Provincia indiana si sono riuniti il 28 agosto 2026 per una giornata di riflessione, condivisione e comunione fraterna. Le sessioni dell’intera giornata sono state condotte da P. Baby Ellickal MI, consultore generale per la formazione, che ha guidato una serie di riflessioni sul ruolo del formatore e sulle sfide che la formazione deve affrontare oggi.
Chi forma il formatore?
La giornata è iniziata con la domanda: «Chi forma il formatore?». Questa domanda ha invitato i partecipanti a guardare alle proprie vite e a riconoscere la necessità di una crescita continua a livello personale, spirituale e intellettuale.
Un formatore non può accompagnare gli altri verso la maturità senza rimanere aperto a essere formato a sua volta. Il suo rapporto con Cristo, la maturità umana, la consapevolezza di sé, la disponibilità ad apprendere e la capacità di servire sono essenziali per il ministero che gli è stato affidato.
Il formatore è prima di tutto un animatore. Animare significa dare vita, risvegliare energia ed entusiasmo e aiutare un’altra persona a crescere. Il formatore è quindi chiamato non solo a insegnare o a regolare, ma anche a incoraggiare, ispirare e accompagnare coloro che sono affidati alle sue cure. Il suo stesso entusiasmo per la propria vocazione può diventare fonte di vita e di incoraggiamento per chi è in formazione.
Le qualità del formatore
Sono state evidenziate tre qualità fondamentali di un animatore religioso: l’entusiasmo vocazionale, la maturità umana e una buona disposizione al servizio. Queste qualità devono essere integrate nella vita del formatore.
Un formatore che vive la propria vocazione con gioia e convinzione può trasmettere quell’entusiasmo agli altri. La maturità umana gli consente di affrontare le persone e le situazioni con saggezza ed equilibrio, mentre un autentico spirito di servizio lo aiuta a esercitare la propria responsabilità con generosità, cura e umiltà.
L’incontro ha anche offerto l’occasione per riflettere sull’evoluzione della concezione della formazione. La discussione ha evidenziato un passaggio da un modello tradizionale, incentrato in gran parte su regole, controllo, pressione e conformismo, verso un modello che attribuisce maggiore importanza all’ascolto, alla comprensione, alla fiducia, all’incoraggiamento, all’accompagnamento e alla responsabilità personale.
Formare a una scelta libera e consapevole
La formazione non consiste semplicemente nel plasmare una persona secondo uno schema prestabilito, ma nell’aiutarla a crescere e a rispondere liberamente e responsabilmente alla chiamata di Dio.
Un altro importante ambito di riflessione è stato quello delle sfide della formazione iniziale oggi. Tra queste figurano la promozione vocazionale e il discernimento, la maturità dei candidati, l’influenza delle esperienze passate, la fragilità dell’impegno, l’individualismo, la vita comunitaria, le differenze interculturali, l’influenza della cultura digitale, il consumismo e il mutamento degli atteggiamenti nei confronti dell’autorità. Allo stesso tempo, è stata sottolineata l’importanza di integrare il carisma camilliano, lo spirito missionario e l’identità apostolica nel percorso formativo.
I partecipanti hanno inoltre riflettuto sui confini sani nelle relazioni formative. Il rapporto tra un formatore e un candidato comporta una responsabilità particolare a causa dell’autorità e della fiducia che esso implica. Il formatore è chiamato ad accompagnare senza possedere, a prendersi cura senza creare dipendenza e ad esercitare l’autorità come servizio. Il rispetto della riservatezza, la libertà di coscienza e la corretta distinzione tra foro interno ed esterno sono essenziali. È stata inoltre prestata attenzione ai confini emotivi, fisici e digitali, nonché all’importanza della tutela, della trasparenza e della responsabilità.
La formazione come responsabilità condivisa
È stata inoltre sottolineata l’importanza del lavoro di squadra e della responsabilità condivisa nella formazione. La formazione non può ricadere interamente su un singolo individuo. La consultazione, il discernimento condiviso, il dialogo e la responsabilità reciproca tra i formatori contribuiscono a un processo formativo sano e coerente. Il formatore deve inoltre possedere l’umiltà necessaria per chiedere aiuto, continuare ad apprendere e rimanere aperto all’esperienza e alla saggezza degli altri.
In questo contesto, P. Elickal Mi, Consultore generale per la formazione, ha suggerito di creare un gruppo di formatori che possa riunirsi regolarmente per discutere questioni relative alla formazione e ai formandi, condividere esperienze, riflettere sulle sfide incontrate, cercare modi adeguati per aiutare i formandi e sostenersi a vicenda in questo importante ministero.
La formazione deve far crescere le persone
Il formatore camilliano non è il proprietario di una vocazione, ma un servitore della chiamata di Dio. Il suo compito è accompagnare ogni persona a lui affidata con pazienza, saggezza e rispetto, aiutandola a scoprire e a vivere fedelmente la propria vocazione. L’obiettivo della formazione non è creare persone a immagine del formatore, ma aiutarle a crescere a immagine di Cristo. Nella tradizione camilliana, ciò significa formare persone la cui vita sia caratterizzata da compassione, misericordia e servizio generoso.
Il formatore stesso deve rimanere aperto alla propria formazione, permettendo continuamente a Cristo di plasmare la propria vita. In questo modo, può diventare un compagno credibile per gli altri e aiutarli a crescere nella libertà, nella maturità, nella santità e nell’impegno fedele alla loro vocazione camilliana.
Lo scambio di esperienze e riflessioni ha offerto l’opportunità di guardare con occhi nuovi al ministero della formazione, di riconoscere le sfide del tempo presente e di rinnovare l’impegno ad accompagnare le vocazioni con maggiore maturità, libertà, responsabilità e amore.

