Fr. Luca Perletti ci aggiorna dalla Sierra Leone

Marzo – Aprile 2015

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Famiglia che partecipa al “Self Help Group”

Un nuovo scenario sfida a rinnovare i programmi

Seguendo una traiettoria prevedibile, l’infezione da Ebola – a partire da febbraio 2015 – ha iniziato la fase discendente. Il numero di casi è andato riducendosi tanto da configurare l’epidemia come sotto controllo. Questo malgrado un’inaspettata recrudescenza della infezione a partire dal mese di marzo, recrudescenza che – pur allarmando – non è stata virulenta come quella degli ultimi mesi dell’anno 2014. L’andamento della epidemia può essere monitorato seguendo il sito ufficiale del Ministero della Salute locale (http://health.gov.sl/) che riporta i dati aggiornati giorno dopo giorno. Come conseguenza del ridotto numero di casi, le strutture adibite alla segregazione dei casi sospetti (HC: Holding Centers) ed al trattamento dei casi confermati (ETC: Ebola Treatment Units) hanno cominciato a svuotarsi. Nei due mesi considerati, il tasso di occupazione dei posti letto disponibili negli HC e negli ETU è stato intorno al 12%.

L’evoluzione dell’epidemia ha comportato, da parte del personale di Camillian Task Force e della Diocesi di Makeni, partner del progetto, un ripensamento dei programmi per la prevenzione e di natura psico-sociale.

In sostanza, considerando Ebola quale conseguenza di un carente sistema sanitario e anche causa di ulteriore indebolimento dello stesso, l’obiettivo dei programmi di prevenzione è stato il rafforzamento del fragile settore sanitario della Sierra Leone – soprattutto nelle aree rurali e remote – secondo una linea strategica fatta propria dai maggiori attori sul posto, ispirati dall’OMS e da altre agenzie internazionali. La motivazione razionale di questo cambio di programma (precedentemente erano previste attività a livello parrocchiale di informazione e educazione rivolte specificatamente alla prevenzione dell’Ebola – anche con la produzione di materiale video e propagandistico – e la contrattualizzazione di infermiere per un periodo di sei mesi tale da monitorare l’apprendimento delle informazioni e l’aderenza alle istruzioni) risiede nella convinzione che le istituzioni civili – pur con tutti i loro limiti – possono assicurare continuità e sostenibilità dei programmi avviati i quali, al contrario, avrebbero vita breve se legati a progetti temporanei. Inoltre, i servizi sanitari di base che servono la popolazione generale oltre alla stabilità, assicurano di poter raggiungere la popolazione nel suo insieme poiché sono localizzati in aree remote dove nessuno ha il coraggio di andare! I Servizi Sanitari di Base (Primary Health Units, PHUs) danno sostanza all’impegno di fornire “salute per tutti.

4Sul versante delle attività psico-sociali, inizialmente focalizzate sulla formazione di un ampio numero di figure quali sacerdoti e religiosi/e, catechisti, infermiere, insegnati e seminaristi, senza una chiara descrizione dell’implementazione delle attività, si è optato per ridurre il numero dei partecipanti e per la realizzazione di un programma mirato al sostegno ed alla riabilitazione dei gruppi sociali più vulnerabili (basandosi su due criteri: ricavo giornaliero inferiore a 2 US$ e numero di orfani da EVD) della durata di nove mesi. Per questo si è disegnato un intervento con l’offerta di assistenza a 400 nuclei famigliari scelti in 20 parrocchie della Diocesi nei distretti di Bombali, Kambia, Port Loko, Tonkilili e Koinadugu i quali saranno accompagnati da 20 Community Based Psicho Social Facilitators (CBPSF) selezionati in ognuna delle parrocchie interessate. Al termine del programma (fine dicembre) la Diocesi potrà contare su 20 CBPSF formati con un programma intenso suddiviso tra la parte teorica (17 giorni intensivi) e quella pratica (9 mesi) con la supervisione garantita da una formatrice locale abilitata in salute mentale e da due trainers dei Centri Pastorali camilliani di Madrid e Nairobi.

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Un bambino sopravvissuto ad Ebola

Diverse sono le motivazioni razionali che stanno alla base di questo cambiamento. Possiamo fare riferimento in sostanza a tre principali. La prima è la convinzione che un programma di formazione – per essere efficace – necessità di un tempo congruo; di contino monitoraggio; della possibilità di verificare la teoria con il contatto della pratica; e di opportune verifiche in cui il candidato si confronta con il tutor. Un programma disegnato su nove mesi con periodi di verifica e con un tutor disponibile può assicurare tutto questo. La seconda ragione risiede nel desiderio che la formazione abbia un riflesso concreto sulla vita di coloro che hanno subito il dramma dell’Ebla (e precedentemente di una guerra durata 11 anni). Una formazione “in laboratorio” oltre che sterile è iniqua se non è capace di raggiungere i beneficiari per cui è stata pensata. Per questo, i 400 nuclei familiari potranno contare su un sostegno morale (aspetto emozionale) e umanitario (aspetto sociale) attraverso le forme del Conditional Cash Tansfer (la letteratura su questo tema è ampia. Nel nostro progetto, le condizioni poste sono: frequenza scolastica degli orfani e regolari check up dei sopravvissuti a Ebola); sostegno scolare ai bambini e altri aiuti economici nel corso della seduta mensile di mutuo aiuto. Insomma, piuttosto che brevi corsi a mo’ di pioggia, un solido intervento formativo per un ristretto (26 partecipanti: oltre ai 20 indicati dalle Parrocchie, altri posti sono stati dedicati a Congregazioni che operano nel mondo della salute) gruppo che – a fine corso – potrà offrirsi alla locale Diocesi come risorsa per la costituzione di un Centro stabile di Counselling e di Ascolto

Stile di lavoro: all’interno di un sistema

Camillian Task Force, unitamente ai partner del progetto che i Camilliani stanno portando avanti nella Diocesi di Makeni da dicembre 2014, ha compreso la necessità di operare a stretto contatto con quelle Entità che – per mandato – sono incaricate dei servizi sanitari ai propri cittadini. Con questi principi in mente, Camillian Task Force ha raggiunto un accordo con i partner della rete mettendo assieme le risorse per un obiettivo comune. Nel rispetto dei diversi progetti (ricerca, rafforzo comunitario, prevenzione e fornitura di materiale) un unico, comune obiettivo: servire le vittime dell’Ebola e trasformare questa calamità in una opportunità di crescita, rafforzando le istituzioni civili di salute (area medica) e offrendo sostegno psicosociale (area psicologica). Diversi programmi; diverse unità operative (PHUS e Parrocchie) con un unico destinatario: la popolazione di 20 PHUs e Parrocchie della Diocesi di Makeni. L’unione di risorse permette di potenziare l’attività, lasciando ad ognuno la responsabilità che gli deriva da proprio progetto.

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John, uno dei facilitatori del “Self Help Group”

Attività ed azioni

Sierosorveglianza

Obiettivo della ricerca è stata la comprensione del ruolo degli anticorpi nella protezione dall’EVD. La titolazione di anticorpi tra i sopravvissuti mostra dei picchi nella fase acuta dell’infezione, in contrasto con i pazienti dall’esito infausto in cui il livello di anticorpi è basso o nullo. Inoltre, la titolazione di anticorpi anti EVD in soggetti asintomatici subito dopo esposizione al virus suggerisce un ruolo della risposta anticorpale nel controllo dell’EVD. La titolazione degli anticorpi è perciò cruciale per confermarne il ruolo di protezione dal virus di Ebola. La presenza di un indice elevato di anticorpi nella società indica la diffusione del virus. Infine, la rilevazione di anticorpi EVD tra il personale sanitario è un valido mezzo per identificare i fattori di rischio professionale di questo gruppo.

Interventi di natura psico-sociale

La definizione di un modello formativo capace di integrare la formazione teorica e quella pratica ha richiesto molto tempo e studio. Infatti, non si è trattato solo di disegnare un curriculum formativo, cosa per il quale non mancano nell’Ordine risorse a sufficienza (basti pensare al numero di Centri di Pastorale camilliani sparsi nel mondo), quanto piuttosto come inserirlo in un contesto di vero intervento sul territorio tale da porsi come possibilità di “tirocinio” e risposta ai bisogni reali delle vittime. Nella discussione, le parrocchie si sono rivelate come la struttura sociale a noi più accessibile per il radicamento nei villaggi e la possibilità di costituire un centro di riferimento stabile. Sono state perciò designate dalla Diocesi 20 parrocchie in altrettante aree a alto tasso di infezione da Ebola e adiacenti ad altrettanti PHUs, realizzando così l’unità di intervento medico e psico sociale.

È stato costituito un gruppo di lavoro specifico formato da un rappresentante dell’Università di Makeni, da un parroco (Diocesi), dalle Suore di Cluny (Loreto Health Services Clinic) sotto la guida di P. Sam. Nel corso di diversi incontri, questo gruppo ha permesso al progetto di avere quelle caratteristiche che lo rendono adatto alla realtà locale. Oltre alla consulenza necessaria per disegnare il progetto, questo gruppo se ne assume anche la diffusione nella Diocesi, inserendolo nelle attività proprie che la stessa ha messo in atto in risposta all’Ebola.

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Giovane a cui sono morti 23 familiari con Ebola

Un ulteriore passaggio è stata la selezione dei trainers. Consapevoli della cultura tipica del luogo, si è scelto un trainer africano affiancato da una professoressa del Centro Humanizar di Madrid, puntando sulla vicinanza culturale dell’uno e sulla vasta esperienza formativa dell’altra. Le diverse competenze e la ricchezza delle distinte esperienze sono state un valido contributo formativo ai partecipanti al corso. I due trainer hanno offerto 40 sessioni formative alternate da studio del caso e simulazioni. Il programma è stato disegnato tenendo in conto la fragilità di una popolazione non ancora rappacificata con la guerra civile ed ora vittima dell’Ebola. La Diocesi, ha parzialmente collaborato alla realizzazione del programma di formazione, accollandosi le spese di alloggio dei partecipanti residenti.

Per sensibilizzare i Parroci e coinvolgerli nel progetto, in particolare nella identificazione della persona che avrebbe svolto il ruolo di Facilitatore (vedasi allegato specifico), sono stati realizzati 4 incontri a natura informativa e formativa, due nel distretto di Bombali e due in quello di Port Loko. Si è trattato di occasioni per far crescere l’attenzione al bisogno di sostegno psico sociale e di inclusione dei nuclei famigliari particolarmente colpite dall’Ebola il cui quadro di povertà ed esclusione è stato esacerbato dalla infezione. Ai parroci è stato affidato il compito della selezione del Facilitatore, scelta basata sulle linee guida stabilite.

In successivi incontri, ci siamo radunati con i formandi, coloro che partecipano al corso ed alle attività sul territorio che ne sono parte. Gli incontri (Bombali e Port Loko) sono serviti per introdurre il corso ma – più importante – per una formazione specifica all’utilizzo dello strumento (Baseline data on vulnerable Households) essenziale per la raccolta dati e la valutazione dell’efficacia del progetto. Nel corso degli incontri di preparazione ed anche durante lo stesso programma formativo sono stati eliminati alcuni formandi che non davano garanzie di affidabilità nell’impegno di accompagnare le vittime di Ebola.

Lo strumento appena descritto, nel descrivere il grado di marginalità del nucleo familiare e il suo livello di vulnerabilità, serve anche per la determinazione preferenziale dei 20 nuclei famigliari di ogni singola parrocchia. Questa attività è stata svolta dai formandi ed è durata in media due settimane con interviste di circa un’ora ad ogni singolo nucleo famigliare. A fine aprile è stato possibile avere un quadro complessivo dei 400 nuclei familiari oggetto del progetto.