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San Camillo, esempio di buona vita e buona morte

La morte è solo un passaggio. Se si è vissuto bene può esserci solo serenità davanti alla morte. Questo è stato il fulcro dell’omelia che padre Gianfranco Lunardon, vicario generale dell’Ordine dei ministri degli infermi, ha tenuto il 14 luglio, festa di San Camillo, nella chiesa della Maddalena a Roma.

A fornire lo spunto per l’omelia sono le due tele restaurate che si trovano ai lati dell’altare: due camilliani assistono, sotto lo sguardo di San Camillo, due malati morenti.

Per molto tempo i camilliani sono stati considerati “i padri della buona morte e del bel morire” per la pietà e lo zelo con cui accompagnavano gli agonizzanti. La serenità che riuscivano a dare ai malati è la stessa che prova Camillo al momento della propria morte perché si è preparato alla buona morte con una buona vita.

“La certezza della vita eterna che aveva Camillo, i colloqui costanti con il Crocefisso, la Vergine e i Santi e il suo amore verso i malati – spiega padre Lunardon – lo hanno preparato a vivere la morte senza paura, ma come un passaggio naturale verso Dio. La dimensione drammatica della morte emerge dalla tensione tra la gioia intensa che Camillo prova al pensiero che presto entrerà nella vita eterna, e la considerazione della propria indegnità per tale dono, per cui s’appella unicamente alla misericordia del suo Signore. Camillo è ben consapevole che la morte non chiude alla vita, anzi essa introduce finalmente nella sua pienezza”.

Sono tre le direttrici di vita che portano Camillo a vivere la morte con animo sereno: “prima di tutto la certezza della vita eterna, che si apre appieno solo dopo la morte. La morte è così letta come passaggio”. In secondo luogo la sua fede che “matura sul terreno dell’incontro autentico con Dio, del dialogo incessante con lui, con una vita impostata su questo rapporto intimo e personale con il Signore”.  Infine, “Camillo attua la sua vita in un costante atteggiamento di servizio amoroso ai poveri infermi. Egli vive totalmente decentrato da se stesso, per essere tutto ‘centrato’ in Cristo che vede nella persona bisognosa di cure e di tenerezza”.

“Camillo – conclude padre Lunardon – nel suo morire ci rivela che l’uomo giunge alla propria realizzazione solo auto trascendendosi, ossia impegnandosi per qualcosa, per qualcuno diverso da sé: se invece ci si accanisce a cercare direttamente la propria realizzazione, la propria felicità, si è condannati a non trovarla mai. Possiamo dire che la morte di Camillo è l’espressione più compiuta della sua arte di vivere”.

Al termine dell’omelia padre Lunardon ha ringraziato i molti presenti e ha invitato a pregare per i malati, i religiosi e i sanitari e tutti quelli che “per scienza, per coscienza, o per le ragioni del cuore” si prendono cura degli infermi.

Leggi l’omelia integrale di padre Lunardon (ITA)

Lire l’intégralité de l’homélie du père Lunardon (Français)

Read Father Lunardon’s full homily (English)

Puede leer la homilía completa del padre Lunardon (Español)

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