Madrid ExChange: missione, prospettive storiche e le nuove sfide di p. Angelo Brusco

CENTRI CAMILLIANI per la PASTORALE SANITARIA:
MISSIONE, PROSPETTIVE STORICHE e le NUOVE SFIDE

di
Angelo Brusco

Introduzione

IMG_0955Quando un professionista della relazione di aiuto – psicoterapeuta, psicologo, counselor… – accoglie una persona che si rivolge a lui o a lei per essere aiutata, il primo passo che è chiamato a compiere consiste nel fare un’accurata analisi della domanda. Perché quell’individuo ha deciso di venire a chiedere aiuto: è venuto di propria iniziativa, spinto dal suo mal de vivre, oppure è stato consigliato o obbligato da altri – genitori, coniuge, figli, superiori…?  Anch’io, quando sono stato richiesto di rivolgere a questa Assemblea una riflessione sul tema Centri camilliani per la pastorale sanitaria: missione, prospettive storiche e le nuove sfide,  ho cercato di capire che cosa si attendessero da me coloro che m’hanno rivolto questa richiesta. Forse, mi sono detto, si aspettano il punto di vista di uno che praticamente ha accompagnato, ancor dagli inizi, i Centri di umanizzazione e pastorale, favorendone lo sviluppo nel mondo camilliano e vivendo di persona le gioie e le sofferenze che nascono da queste istituzioni dell’Ordine. Basandomi su questa interpretazione ho sviluppato il tema, con semplicità ma anche con impegno,  cercando di imitare il “padrone di casa, di cui parla il vangelo, il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie” (Mt 13, 52).

Carisma e ministero

Il punto di partenza del mio intervento è la distinzione tra carisma  e ministero. Il carisma è il dono che gli Istituti hanno ricevuto da Dio, tramite la mediazione dei Fondatori/Fondatrici, di vivere il vangelo secondo modalità che attualizzano aspetti particolari della persona e del comportamento di Gesù. Come sappiamo, il carisma camilliano è il dono che il nostro Ordine ha ricevuto da Dio, tramite la mediazione di San Camillo, di testimoniare al mondo l’amore sempre presente che Cristo porta verso gli infermi (C 1). Il carisma matura,  cioè si esprime nel ministero, in un insieme di progetti e di iniziative finalizzate a dare concretezza all’ispirazione del Fondatore. Per i camilliani, il ministero trova la sua attuazione nelle opere di misericordia verso gli ammalati (C 42). Mentre il carisma è caratterizzato dalla stabilità, il ministero cade sotto la categoria della storicità, essendo chiamato ad esprimersi attraverso modi appropriati alle mutate condizioni dei tempi. La fedeltà al carisma deve, quindi, essere creativa, rendendo i religiosi disponibili e pronti a trovare nuove forme di ministero che corrispondano ai cambiamenti socio-culturali e religiosi. La Costituzione camilliana, al n. 58, infatti, da una parte inculca il dovere della fedeltà al carisma e, dall’altra, la necessità di aggiornare il ministero in sintonia con lo spirito del Fondatore e le istanze dell’inculturazione. Si tratta, come ha bene affermato un autore, di “riunire le radici con le ali”[1], cioè di saper coniugare armoniosamente tradizione e novità. Le radici simbolizzano la tradizione, mentre le ali parlano di innovazione, di progettualità. Le radici senza le ali portano al conservatorismo e al mantenimento dello status quo, le ali senza le radici conducono all’utopia, cioè in nessun luogo”.    Un esempio può illuminare maggiormente quanto ho appena affermato. Fino all’inizio del 900, nel nostro Ordine era proibito costruire e gestire opere assistenziali proprie. Tale divieto corrispondeva ad una esplicita volontà di San Camillo. Ma ecco cosa accade alla fine del secolo XIX: prima a Lione e, poi, a Cremona sorgono due istituzioni socio-sanitarie. A determinare tale iniziativa è stata l’impossibilità dei fratelli di esercitare il loro ministero negli ospedali pubblici a causa di una proibizione governativa. Un motivo circostanziale ha aperto una nuova finestra nell’edificio del carisma. Nel capitolo generale del 1910 venne posta la domanda: queste opere corrispondono veramente al carisma camilliano? Dopo un’accesa discussione si arrivò ad una risposta positiva in cui si dichiaravano opportune tali “case di salute”, dove si poteva esercitare pienamente il nostro ministero[2] .  Con buono spirito di discernimento l’allora superiore generale P: Vido vi scorse un segno dei tempi con queste parole: “Dopo aver bene esaminato i nuovi ministeri, diciamo ancora una volta: noi possiamo certamente affrontare nuove strade, purché non siano abbandonate le antiche. Per cui i nuovi ministeri devono essere aggiunti agli antichi, in modo che il nostro Istituto venga maggiormente esteso e non cambiato”. Ecco una belle maniera per sottolineare l’importanza delle ali, cioè la maturazione di nuovi ministeri, non staccate però dalle radici, cioè dal carisma camilliano.

Lo stesso fenomeno è avvenuto con la istituzione dei Centri di pastorale e di umanizzazione.  Come si è giunti a queste iniziative che hanno già trovato una soddisfacente realizzazione in seno all’Ordine, come lo indica il Convegno che stiamo celebrando? Per rispondere a questo interrogativo è necessario considerare in primo luogo il rapporto del nostro Istituto con la cultura.          Nel primo decennio di vita dell’Istituto, il nostro Fondatore era convinto che bastava l’amore per far del bene ai malati, ed era dubbioso se l’Ordine dovesse o no abbracciare anche gli studi di filosofia e teologia… Aveva, infatti, paura che “ingolfandosi i nostri in queste cose non venissero col tempo raffreddarsi nell’amor de poveri e dell’istituto”. Ma nel 1594, come ci racconta il suo primo biografo Sanzio Cicatelli, Camillo ebbe una nuova ispirazione da Dio. Egli comprese i vantaggi che potrebbero avere gli studi per il ministro degli infermi, tra cui la maggiore capacità di venire in aiuto ai malati abitati da dubbi  sulla fede. Quanto più saranno dotti saranno i nostri religiosi, tanto più conosceranno la perla che hanno tra le mani e tanto più si impegneranno nella promozione del ministero. Veramente, l’amore cerca la scienza e la tecnica per meglio servire, non per brillare ma per illuminare . 

33La conversione del Fondatore, tuttavia, non è stata sufficiente per creare nell’Istituto una tradizione favorevole a quella formazione necessaria per poter dare un apporto efficace alla cultura dell’ambiente sanitario. Tranne poche eccezioni, il camilliano tradizionale è stato rappresentato dal religioso che puntava più sulla pratica che sulla teoria, generoso lavoratore che passava le ore al letto dei malati, non esitando ad affrontare situazioni drammatiche, e per questo concedendo meno tempo allo studio e alla formazione. Come dimenticare la schiera di Padri e Fratelli che hanno sacrificato la loro vita assistendo gli appestati?

Quanto affermato non significa che sia mancato un apporto significativo dei religiosi camilliani nel settore della cultura e della formazione pastorale. Nei secoli XVII e XVIII, infatti, si registra una felice fioritura di manuali di pastorale ospedaliera,  alcuni dei quali hanno costituito per due secoli, in Italia e in Spagna, il vademecum più diffuso per l’accompagnamento spirituale ai malati[3]. Le opere dei nostri Padri – tra cui il Novati, il Solfi, il Bosch de Centellas y Cardona – hanno contribuito a costituire “la tradizione della pastorale specifica dell’Ordine”. Non sono neppure mancate felici iniziative nel settore dell’insegnamento a livello accademico. Per più di un secolo, infatti, nell’università di Lima i camilliani sono stati titolari della cattedra di morale, pubblicando alcuni libri che hanno fatto testo in tale materia. Sappiamo che in Spagna alcuni religiosi sono stati docenti all’università di Salamanca. Anche nel campo dell’animazione, la storia del nostro Ordine registra la creazione di Associazioni di operatori sanitari, a cui è stata garantita la formazione umana e cristiana. Si tratta di contributi significativi, legati però prevalentemente all’iniziativa di individui creativi, ma che non corrispondevano ad una strategia fatta propria dall’Ordine.

Bisogna arrivare alla seconda metà del secolo scorso, soprattutto dopo la celebrazione del Concilio Vaticano II, per assistere al maturare della convinzione secondo la quale i religiosi camilliani sono chiamati ad abbinare alla necessaria e insostituibile prossimità al malato, l’evangelizzazione della cultura del mondo della salute, attraverso l’animazione e la formazione del personale che opera nelle istituzioni sanitarie e socio-sanitarie, attraverso la ricerca e l’insegnamento delle discipline legate direttamente o indirettamente alla salute, alla pastorale sanitaria, all’etica e alla bioetica. Sono sbocciati, così, numerosi progetti formativi e di animazione: corsi, conferenze, convegni… in quasi tutti i Paesi dove vi è la presenza di Camilliani.

       I Centri di umanizzazione e di pastorale sono sorti per garantire coordinamento, continuità e intensificazione a tutte queste proposte formative e di animazione. E’ a questo punto che nasce un interrogativo: queste attività che fanno capo ai nostri Centri formativi – da quelli accademici quali il Centro Universitario Sâo Camilo di Sâo Paulo e il Camillianum di Roma, agli altri non accademici fioriti in Italia, Spagna, Austria, Burkina Faso, Colombia, Filippine, Kenya, India, Perù, Tailandia,  … – fanno parte legittima del ministero camilliano, quale è delineato dalla Costituzione?  Non ho esitazioni – e ho avuto più volte modo di affermarlo –  nel dare una risposta affermativa a tale interrogativo, anche se mi rendo conto che la mentalità dell’Ordine necessita ancora di un cambiamento a questo riguardo. Ho infatti l’impressione che il nostro Istituto assecondi questo trend – la creazione dei Centri ne è una prova -ma che non sia ancora entrato veramente nel processo che tale trend indica.  La conferma di essere sulla buona strada viene da varie fonti. Innanzitutto dalla nostra Costituzione, in particolare dalle Disposizioni generali. Chi legge attentamente questi testi fondativi si rende conto che l’animazione e la formazione nei vari settori riguardanti il mondo sanitario sono  considerate espressioni legittime del carisma camilliano, espressioni che si allineano alle altre forme di ministero, quale la prossimità al malato attraverso il servizio sanitario e la cappellania, che godono di una più lunga tradizione.
madrid2Un ulteriore incoraggiamento lo troviamo nel  Sinodo sulla vita consacrata (1994), a cui ho avuto il privilegio di partecipare. Da quella assemblea è stato richiesto ai religiosi d’impegnarsi,  senza abbandonare gli apostolati tradizionali, nell’evangelizzazione della “cultura della società intera”, ricercando “metodi di proclamazione del Vangelo adeguati alle necessità delle diverse professioni (nella politica, nell’industria, nelle comunicazioni sociali, nell’educazione, nel diritto, nell’ecologia ecc.). Tra i numerosi aeropaghi, cioè luoghi da cui annunciare il messaggio evangelico,  menzionati nelle proposizioni sinodali vi è anche il mondo della sofferenza e della salute: “Tenendo conto delle grandi trasformazioni culturali del nostro tempo (le persone consacrate) avvertano l’urgenza d’intervenire nei settori dell’umanizzazione e della bioetica. S’impegnino per il rispetto, la promozione e la difesa della dignità e sacralità della persona e della vita umana, dal concepimento al termine naturale, in piena conformità all’insegnamento morale della Chiesa, promovendo anche Centri di formazione sanitaria e di pastorale specializzata” (n.83). Da parte sua, Giovanni Paolo II, così si è espresso, rivolgendosi ai capitolari camilliani nel 1995: “Vi esorto ad abbinare sempre all’insostituibile prossimità verso il malato l’evangelizzazione della cultura sanitaria, per testimoniare la visione evangelica del vivere, del soffrire e del morire. E’ questo un fondamentale compito che dev’essere attuato dagli Istituti di formazione delle vostre Famiglie religiose…”.
Va ricordata, infine, una mozione del Capitolo generale del 1995 che invita “a sviluppare il Camillianum e i Centri di pastorale e di umanizzazione, come contributi ad una cultura della vita e della salute ispirati al Vangelo” (Linee operative 3.3.3).   Se non vi sono dubbi che i Centri camilliani di umanizzazione e di pastorale costituiscono delle ali, cioè delle nuove aperture ministeriali, non staccate dalle radici cioè dal carisma, il modo con cui si estendono queste ali non è omogeneo. Se il Camillianum di Roma e il Centro Universitario Sâo Camilo del Brasile sono guidati nelle loro scelte da criteri istituzionali che domandano loro di seguire determinate linee programmatiche, gli altri Centri godono di una maggiore libertà nell’elaborazione die programmi, dipendentemente dai luoghi dove si trovano. Alcuni Centri, infatti, svolgono il loro impegno soprattutto nella pastorale sanitaria, fornendo formazione e attuando animazione. Altri, puntano maggiormente sull’umanizzazione. Non mancano Centri in cui accanto a quelli di pastorale sono svolti programmi riguardanti la promozione della salute in tutte le sue espressioni. Non bisogna, infine, dimenticare che ai termini di pastorale, e soprattutto di umanizzazione… vengono assegnati significati e comprensioni diversi. La varietà dei Centri e dei loro programmi non impedisce, però, di indicare alcune dimensioni comuni.

Dimensione ecclesiale

Come l’Ordine, anche un Centro di pastorale e d’umanizzazione è una struttura della Chiesa. In primo luogo ciò comporta che tutte le attività svolte dal Centro siano orientate, direttamente o indirettamente, al fine della Chiesa, cioè l’evangelizzazione. La consapevolezza della dimensione evangelizzatrice dei Centri si avvera importante soprattutto quando i programmi e le iniziative da ess promossi non sono specificamente pastorali. Sono molte le agenzie laiche che offrono tali programmi in maniera competente, ispirandosi unicamente a una visione umanistica della vita. Quando, però, i medesimi corsi vengono offerti da un nostro Centro, essi devono assumere un taglio particolare, diventando un modo di annunciare il Vangelo.                                                                 La dimensione evangelizzatrice della formazione svolta nei nostri Centri è, però, chiamata ad esprimersi secondo modalità differenziate: l’atmosfera che caratterizza l’ambiente, l’accoglienza e il rispetto delle persone che, pur non condividendo la nostra fede, scelgono i nostri Centri, la testimonianza personale, la scelta delle tematiche e la concezione antropologica sottesa alle lezioni, gli spazi offerti per la riflessione e la crescita spirituale. Affinché la finalità evangelizzatrice del Centro di Pastorale possa affermarsi e mantenersi è necessario che le équipes in esso operanti facciano un comune cammino di crescita, tenendo presente la particolare filosofia che anima il Centro.                                                                                                                                                     In secondo luogo, i nostri Centri sono chiamati a prestare un servizio intelligente, generoso e coordinato alla Chiesa. Ce lo chiede la Costituzione n. 57: “Inseriamo le nostre attività in quelle della Chiesa universale e delle Chiese locali. Pertanto nell’esercizio del nostro ministero, ci preoccupiamo di collaborare con l’Ordinario del luogo, seguendo le sue direttive pastorali, di favorire la coordinazione e la collaborazione con altri istituti religiosi, con il clero diocesano, con i laici e le associazioni di apostolato”. Lo spettro di possibilità che si apre a questo riguardo è molto ampio, se si tiene conto, ad esempio, di tutte le associazioni di professionisti e di volontari che operano nel mondo sanitario e socio-sanitario. Diventare un punto di riferimento per la formazione nel settore dell’assistenza al malato, dell’umanizzazione e della promozione e della pastorale della salute deve essere uno degli obiettivi dei nostri Centri.

Dimensione camilliana

DSC05291I Centri di umanizzazione e di pastorale fanno parte della Chiesa, ma anche dell’Ordine camilliano, la cui missione è di comunicare a chi soffre l’amore misericordioso del Signore. Ciò comporta che tutte le iniziative del Centro siano guidate dalla preoccupazione di servire, direttamente o indirettamente, il malato e di promuovere la salute, cercando di evidenziare e di mettere in pratica il tocco particolare che ha caratterizzato l’agire di San Camillo e che gli ha meritato di essere riconosciuto come promotore di una nuova scuola di carità. Da qualche anno serpeggia una critica secondo la quale vi sarebbe una tendenza che porta i religiosi camilliani a discostarsi dal servizio diretto con i malati per impegnarsi in attività di insegnamento e di animazione. Non so quanto fondamento abbia questa critica; essa, tuttavia, può essere considerata come uno stimolo a trovare modalità di servire direttamente persone che sono afflitte dal mal-de-vivre. Mi riferisco ai corsi di Educazione pastorale clinica – clinical pastoral education – ai Centri di counseling relazione di aiuto o altre iniziative che consentono di entrare in contatto diretto con chi soffre.

Dimensione progettuale e formativa

Per una crescita sana di un Centro è vitale che i programmi  siano emanazione di un progetto formativo chiaro e consistente il cui obiettivo punti più alla formazione che all’informazione. . L’informazione ha lo scopo di ridurre l’ignoranza cognitiva, mentre la formazione è finalizzata a far maturare atteggiamenti e comportamenti. “Metaforicamente parlando, formazione e informazione, sono come due ruote del carro. Se si viaggia troppo sulla ruota dell’informazione, c’è il rischio che il carro risulti molto sbilanciato e stridente”. Occorre, quindi, che vengano privilegiati corsi di media e lunga durata, destinati a lasciare un segno sui partecipanti. Usando un’immagine conviviale, è bene che il dessert non prevalga sui pasti sostanziosi che nutrono e fanno crescere. A questo scopo è auspicabile:
– che continui la produzione di sussidi – libri, articoli, ecc.
– che in questi ultimi trent’anni hanno arricchito la letteratura dedicata al servizio del malato e alla promozione della salute da punti di vista interdisciplinari;
– che alcuni temi vengano maggiormente approfonditi, sia dal punto di vista antropologico che da quelli psicologico, teologico e pastorale. Mi riferisco soprattutto all’umanizzazione del servizio al malato e all’accompagnamento spirituale dei sofferenti.
– che venga promossa la ricerca, senza la quale si rischia di essere ripetitivi e autoreferenziali.
– che si punti all’eccellenza attraverso la formazione permanente dei formatori, formazione personale e di gruppo, da attuarsi attraverso modalità varie, con il concorso anche di persone competenti esterne al Centro.

Dimensione missionaria

Un Centro camilliano di pastorale  e di umanizzazione è bello che sappia guardare anche più in là dei confini geografici in cui si trova, per intervenire in quelle aree – nella propria nazione e fuori – che sono più sprovvedute in termini di risorse formative. Qualcosa è stato e continua ad essere compiuto in questa linea, ma forse è il caso di potenziare questo tipo di interventi anche in Paesi dove non risiedono i religiosi camilliani, cercando di creare le condizioni per un continuità dei progetti formativi.

Dimensione collaborativa

Su questa dimensione si è già parlato più volte in passato. Anche se i progetti elaborati al riguardo non hanno avuto l’esito che si attendeva, non sono mancate iniziative di collaborazione, consistite soprattutto in gemellaggi, in scambi di libri, in aiuti economici e soprattutto in corsi offerti dai Centri europei a quelli di Africa, America Latina e Asia. Gli insuccessi  del passato sono forse da ascrivere all’aver attribuito al solo Camillianum la responsabilità dell’animazione dei Centri di pastorale e umanizzazione. Non è mia intenzione proporre altre formule più efficaci, ritenendo che questo Convegno sia il luogo più opportuno per raggiungere tale obiettivo. Mi limito unicamente a raccomandare di non essere vittime del fenomeno Okawango Kalahari. Il fiume Okavango che nasce nelle regioni montuose dell’Angola (Africa) termina in un bellissimo delta nell’entroterra, ma la sua acqua non arriva nel mare e scompare, invece, nel deserto Kalahari. Applicata al nostro tema, la metafora dice che senza il passaggio all’azione vi è il rischio che anche il migliore dei planning si mostri inefficace.

Conclusione

DSC05287Lo psichiatra americano Irvin D. Yalom racconta d’aver partecipato molti anni fa ad un corso di culinaria, offerto da una donna armena e dalla sua assistente. Non conoscendo l’inglese, la maestra di culinaria insegnava attraverso dimostrazioni pratiche. Il dott. Yalom l’osservava mentre preparava magnifici piatti e scriveva diligentemente gli elementi delle ricette. Quando però egli tentava, con la più grande attenzione, di realizzare tali ricette, non riusciva a raggiungere i medesimi effetti. Che cosa dava ai piatti della maestra quel tocco speciale che li rendeva così appetitosi? La risposta gli venne dopo aver osservato quanto accadeva durante il corso. La maestra preparava il piatto con grande dignità e sicurezza, poi lo passava alla serva che, in silenzio, lo portava in cucina, ma prima di metterlo nel forno, vi buttava sopra manciate di spezie e di condimenti. Il dr. Yalom era convinto che erano proprio quelle manciate di spezie a fare la differenza tra i suoi piatti e quelli della sua maestra…
Sui nostri Centri di umanizzazione e di pastorale sono già state dette e scritte tante cose – io stesso ho prodotto un buon mazzo di articoli e ora ne sto aggiungendo un altro… – si sono accesi dibattiti e organizzati convegni, ultimo dei quali è quello a cui stiamo partecipando, e suggerite ricette. Tutte queste iniziative sono necessarie o, almeno, utili. Questo non toglie, però, che quanti lavorano in questi Centri possano legittimamente aggiungere  quel non so che, che si può trovare solo in se stessi, annusando l’ambiente, consultando la gente e, perché no? ascoltando la voce dello Spirito.

Questo m’induce ad invitarvi ad arricchire la relazione a cui avete assistito con le risorse positive che risiedono in voi, che non si possono trovare nelle conferenze e nei libri, ma solo in una mente che sa e in cuore che ama.

Un augurio

All’entrata di una Casa di spiritualità ho letto questa scritta: “Quicumque intrat egreditur melior – chiunque entra ne esce migliore”. Il mio augurio è che quanti fanno esperienza dei nostri Centri ne escano rinvigoriti nella mente, nel cuore e nello spirito.

Grazie!

PER LA DISCUSSIONE

  1. Reazioni generali alla relazione
  2. Secondo te, il ministero dell’insegnamento e dell’animazione è un’autentica messa in atto del carisma camilliano? Qual è al riguardo il pensiero dei confratelli della comunità e/o della Provincia alle quali appartieni?
  3. Il trend verso il ministero della formazione e dell’animazione in che misura è accolto dall’Ordine, nelle sue varie componenti?
  4. La gente che frequenta i nostri Centri apprezza certamente i nostri servizi, ma coglie anche le motivazioni che ne sono alla base?
  5. I laici che lavorano nei nostri Centri in che misura condividono gli obiettivi della nostra MISSIONE?
  6. Come vedi il futuro dei nostri Centri?

[1] Cfr. S. Zamagni, La situazione socio-culturale e sanitaria attuale e le sfide per la chiesa, in AA.VV., La Chiesa italiana nel mondo della salute. Identità e nuovi percorsi. Atti del Convegno nazionale organizzato dall’Ufficio nazionale per la Pastorale della sanità (Fiuggi, 10-12 maggio 2001), p. Fiuggi, 10-12 maggio 2001.

[2] Cfr-. Archivio generale dei Ministri degli Infermi, Roma, 1900, f. 94. Lo stesso Capitolo nella revisione delle Costituzioni inserì un articolo che sottolineava il valore di  tali opere, considerandole come ottima occasione per assistere corporalmente e spiritualmente gli infermi (Ib., f.94).

[3] Cfr. E. Sapori