Messaggio di Natale del Vicario Generale

Cari confratelli,

Stimati/e fratelli e sorelle che condividete con noi lo stesso carisma

E carissimi ammalati e sofferenti,

desidero rinnovarvi i miei migliori auguri di Buon e Santo Natale e quelli dei Consultori a ciascuno/a di voi.

Natale, la festa della nascita di Gesù, Salvatore del mondo, è segno che la grazia di Dio è apparsa sulla terra e che l’uomo trova conferma che non è lasciato da solo nel suo destino. Dio è intervenuto per illuminare il suo cammino, per affrancarlo dalla schiavitù del peccato e della morte, per camminare con lui verso l’instaurazione del regno di pace, di amore e di misericordia. Dio si fa dono per l’uomo nell’incarnazione del suo Figlio e lo chiama a partecipare alla sua gioia, al suo amore e far parte della sua Famiglia. Come insegnava il vescovo emerito di Carpi, Monsignor Francesco Cavina, “con l’Incarnazione il Signore dell’universo si presenta a noi disarmato e privo di ogni segno di potenza per dirci che l’unica vera potenza in grado di salvare l’umanità è quella dell’amore”. E come diceva un altro vescovo emerito di Lanciano-Ortona, Monsignor Carlo Ghidelli, “Alla generosità del Dio fatto uomo dovrebbe corrispondere la nostra generosità di fratelli”.

La nascita del nostro Salvatore e Signore avviene nella povertà e umiltà, in una grotta, nel freddo. Come dicevano i pastori informati dagli Angeli di questa nascita, anche noi, “Andiamo dunque a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere” (Lc 2,15). Come i Pastori e i Re Magi, andiamo a Betlemme, il Betlemme dei piccoli, dei poveri, dei malati, delle persone sole, dei profughi, dei terrorizzati, degli oppressi, delle persone che subiscono lo sfruttamento di ogni genere o colpite dalle calamità naturali e provocate… in quei luoghi lo traviamo sicuro, perché come diceva Monsignore Francesco Lambiasi “da quando è accaduto il Natale, ogni volto porta impresse le sembianze di Lui, soprattutto quando è il volto del ‘povero’, perché da povero Dio è entrato nel mondo e dai poveri, in modo singolare, si è lasciato avvicinare”. Camillo de Lellis e i suoi compagni hanno capito questo e si sono impegnati a servire e soccorrere i poveri e i malati con cuore di madre e come fatto a Gesù. Essi sono esempi per noi perché ci insegnano che Natale è amore. Facciamo spazio a Gesù nel nostro cuore e traduciamolo in concreto nell’aiuto del prossimo, nel servizio del prossimo, nell’accoglienza del prossimo bisognoso, nell’amore vero verso tutti come hanno fatto Maria di Nazareth verso sua cugina Elisabetta e Maria e Giuseppe verso il Figlio di Dio.

La grazia del Natale ci aiuti, carissimi, a incontrare il nostro Salvatore, e camminare con Lui o tuttavia a capire che Egli è nato per me, per te, per noi come aveva proclamato l’Angelo ai pastori: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2, 10-11). E come Papa Francesco ci ha suggerito a Natale: “Fermiamoci davanti al Bambino di Betlemme. Lasciamo che la tenerezza di Dio riscaldi il nostro cuore” perché “Natale ci ricorda che Dio continua ad amare ogni uomo, anche il peggiore. A me, a te, a ciascuno di noi oggi dice: ‘Ti amo e ti amerò sempre, sei prezioso ai miei occhi ” (24 dicembre 2019).

AUGURI DI SANTO E FELICE NATALE!

Laurent Zoungrana
Vicario Generale