Sulle orme di San Francesco, scoprendo i molti legami e la continuità con l’esperienza di San Camillo

Assisi all'alba

di Fratel Luca Perletti

Assieme a Luciano (76 anni) ho camminato da La Verna a Roma toccando tutti i l uoghi importanti della vicenda umana e spirituale del Santo di Assisi. Al termine di questo cammino alcune bevi considerazioni.

Camillo, mancato francescano – avrebbe voluto essere cappuccino – porta in sé tracce della spiritualità di Francesco. Da pellegrino, non mi può non colpire lo spirito di itineranza quel correre in ogni luogo per rispondere agli appelli dei più bisognosi. Come Francesco anche Camillo sogna una fraternità agile, flessibile pronta a venire incontro al grido di dolore di chi è nella malattia e nella sofferenza. La comunità di Camillo – come quella francescana – non è forte e autosufficiente come di S. Benedetto. Essa è agile per potersi disporre a rispondere agli appelli del mondo che lo circonda!

Il pellegrinaggio è iniziato nel luogo in cui Francesco ricevette le stimmate, segno evidente della sua unione con Cristo. Le stimmate, queste ferite inferte al corpo di Francesco, sono state una porta per unirlo al mistero di Cristo.

In un certo senso le ferite hanno dato un senso alla sua vita. Di ferite e di lacerazioni è pieno il mondo. Ne facciamo esperienza guardandoci attorno e nel ministero di ogni giorno. Ferite che spesso sanguinano e gemono alla ricerca di un senso e che interpellano la nostra coscienza. Di fronte alla reliquia del cuore di Camillo – meta del pellegrinaggio – il cerchio si chiude: ogni ferita umana può trovare senso solo se incontra qualcosa capace di versare l’olio della vicinanza, della amicizia, di una presenza misericordiosa.

GALLERIA FOTOGRAFICA