San Camillo e la devozione al Sacro Cuore di Gesù

di Luciana Mellone

Quest’anno la ricorrenza del Sacro Cuore di Gesù cade il 19 giugno. Tale solennità ha una data mobile e viene celebrata il venerdì dopo il Corpus Domini; il sabato che segue è dedicato al Cuore Immacolato di Maria. È una devozione molto antica, praticata già nel medioevo. Si diffonderà come culto nel XVII secolo ad opera di S. Giovanni Eudes (1601-1680) e soprattutto della mistica S. Margherita Maria Alacoque (1647-1690), che nel monastero della Visitazione di Paray-le-Monial, riferì di aver avuto un’apparizione di Gesù, che le domandava una particolare devozione al suo Sacro Cuore. Comincia così ad aprirsi tutto un versante all’interno della spiritualità cattolica in cui tutto viene raccolto in questa immagine del cuore di Gesù che diventa il segno di qualcosa di più profondo, simbolo per eccellenza della misericordia di Dio. Dall’incontro vero ed autentico tra il cuore di Dio, attraverso il cuore di Cristo, e quello degli esseri umani nasce il cambiamento, si va verso una vita nuova.

Questa devozione al Sacro Cuore crescerà e si propagherà cambiando e segnando in maniera decisiva tutta la storia della chiesa dal 1600 in poi. Trionfò nel XIX secolo e il convento di Paray-le-Monial divenne meta di continui pellegrinaggi. La festa del Sacro Cuore fu celebrata per la prima volta in Francia, probabilmente nel 1672; e, nel 1856 con papa Pio IX, la festa del Sacro Cuore divenne universale per tutta la Chiesa Cattolica.

La devozione di San Camillo al Sacro cuore di Gesù non poteva esserci in quanto il momento storico in cui vive va dal 1550 al 1614, ma senz’altro il culto esisteva già, come recita la Lettera Enciclica Haurietis Aquas sulla devozione al Sacro Cuore di Gesù di Pio XII:

“il culto tributato all’amore di Dio e di Gesù Cristo verso il genere umano attraverso il simbolo augusto del Cuore trafitto del Redentore, non sia mai stato completamente assente dalla pietà dei fedeli, benché abbia avuto la sua chiara manifestazione e la sua mirabile propagazione nella Chiesa in tempi da noi non molto remoti, soprattutto dopo che il Signore stesso si degnò di scegliere alcune anime predilette, cui svelò i segreti divini di questo culto e che Egli elesse a messaggere del medesimo, dopo averle ricolmate in gran copia di grazie speciali.(…) Tale culto, quindi, non può dirsi originato da rivelazioni private, né si deve pensare che esso sia apparso quasi all’improvviso nella vita della Chiesa; ma esso è scaturito spontaneamente dalla viva fede e dalla fervida pietà, che anime elette nutrivano verso la persona del Redentore e verso quelle sue gloriose ferite, che ne testimoniano nel modo più eloquente l’amore immenso dinanzi allo spirito contemplativo dei fedeli.”

Senza dubbio tra queste anime elette si può inserire San Camillo. “La sua esperienza di Dio, ritrovato sulla via per Manfredonia il 2 febbraio 1575, si fa subito Cristocentrica. Inizia una ricerca ed una scoperta in crescendo nel malato e in chi soffre, della chiamata a completare la Passione del Cristo “in favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24).

Tra le corsie della sofferenza umana Camillo apprende, quindi, che l’Uomo malato è l’Incarnazione di Dio nello stato di flagellato e coronato di spine, inchiodato e trafitto sulla Croce dal peccato dell’umanità. E’ comunque certo che i camilliani ancora oggi promuovono e mantengono viva la solennità del Sacro Cuore di Gesù attraverso la Guardia d’Onore del Cuore di Gesù, dichiarata arciconfraternita per la Francia e per il Belgio il 26 Novembre 1878 da Leone Xlll, ma che ispirata alla Serva di Dio Sr. Maria Bernaud del S. Cuore cominciò ad esser praticata nel Monastero della Visitazione in Bourg (Francia) il 13 marzo 1863, terzo venerdì di Quaresima.

Trapiantata in Italia nel 1870 dal camilliano P. Giovanni Baccichetti che pose la Sede nella Parrocchia dei SS. Vincenzo ed Anastasio a Fontana di Trevi, all’epoca affidata ai Camilliani. Certamente era nel tessuto dell’Ordine dei Ministri degli Infermi, detti anche Camilliani, come scrive la “Costituzione Generale”, art. 4, aggiornata dal Capitolo Generale del 1983 secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II, che afferma essendo l’Ordine “…parte viva della Chiesa ha ricevuto da Dio, tramite il Fondatore San Camillo, il dono di testimoniare al mondo (cf. Rm 12, 6) l’amore sempre presente di Cristo verso gli infermi…” (art. 1), fedeli a quanto il Figlio di Dio ha insegnato che “Ciò che egli fece, volle che anche i suoi discepoli facessero, unendo alla missione di annunciare il Vangelo il mandato di curare i malati: Curate i malati… e dite loro: sta per venire il regno di Dio (Lc 10, 9)”.

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