Carisma camilliano, IV voto e attività di CADIS

di fr. Luca Perletti

Introduzione

Con questo articolo vorrei riuscire a dimostrare come la nostra presenza attraverso una molteplicità di forme e di interventi in risposta alle calamità naturali e no sia una reale espressione del carisma e che nel suo realizzarsi permetta di vivere le esigenze di totalità del IV voto.

Nella consapevolezza che la presenza sul fronte delle calamità è un ministero specifico, la Fondazione CADIS, precedentemente nota come Camillian Task Force, ha maturato e sviluppato una propria prassi pastorale: cercherò di darne un resoconto a modo esemplificativo.

Carisma camilliano e ulteriori sviluppi: CADIS

Ciò che permette di definire un’esperienza come carismatica, frutto cioè di un carisma, è il suo radicarsi nella storia prendendo una forma definita e realizzata attraverso un gruppo stabile di persone che la fanno propria; l’essere un dono di Gesù Cristo di cui riflette una sfaccettatura all’interno dell’ampio caleidoscopio della Sua ricca personalità; lo svilupparsi all’interno di un mutevole contesto storico dal quale raccoglie sfide e stimoli per rinnovate forme di ministero, rimanendo inalterata nel suo essere ma flessibile nel suo operare in risposta ai bisogni del mondo; e il definirsi all’interno della Chiesa contribuendone alla crescita ed alla varietà delle sue ricche iniziative.

San Camillo stesso può essere considerato l’iniziatore di CADIS. L’iconografia sei e settecentesca ci permette di sostenere la ragionevolezza di questa affermazione: nel quadro del Conca esposto nello spazio museale della Casa della Maddalena possiamo vedere Camillo ed i suoi intenti a soccorrere le vittime della pestilenza a Roma; il Subleyras nel famoso quadro esposto al Museo di Roma, al contrario, ci presenta Camillo impegnato a portare in salvo le vittime di una delle varie esondazioni del Tevere, causa di rovina e di morte per molti. La storia della fondazione dell’Ordine è segnata da un preciso riconoscimento che pestilenze, inondazioni e guerre (le calamità del tempo, e non solo!) fossero occasione per vivere il carisma proprio con una dedizione radicale tale da permettere la realizzazione del IV voto. Alcune delle pagine più drammatiche ed, insieme, commoventi della storia dell’Ordine fanno riferimento alla generosità mostrata da tanti confratelli capaci di dare la propria vita nel soccorso a vittime di calamità. In un interessante volume che tratta della diakonia come nucleo costitutivo dell’Ordine, l’autore (P. E. Spogli, M.I.), dopo aver analizzato la storia dello stesso (storia non sempre edificante per le inevitabili debolezze umane), afferma che le calamità sapevano ricompattare l’Ordine e ripristinare nei singoli religiosi la coscienza del carisma, stimolandoli in una gara di donazione esemplare per rendersi disponibili a offrire il proprio servizio alle vittime di calamità.

Il carisma fatto dono all’Ordine discende da Cristo del quale mira a riprodurre l’atteggiamento misericordioso nei confronti dei sofferenti. Gesù rivela ad ogni uomo un Dio Padre che ha viscere di misericordia e che soffre quando i Suoi figli soffrono. La Misericordia è il vero nome del Padre, un tratto che mette in crisi visioni teologiche strutturate sull’adempimento di precetti e sulla ricompensa degli osservanti. Dio è Padre per tutti i Suoi figli e li aspetta con uguale affetto, senza parzialità e distinzione. Questo è vero particolarmente per chi è afflitto da sofferenza, fisica, morale o spirituale, verso i quali ha un sentimento di privilegiata attenzione. Si attribuisce a Camillo la frase: “non dirmi chi sei, dimmi che cosa hai!”. Questa frase riecheggia l’atteggiamento di Gesù il quale non offre spiegazioni (“Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? ” Gv 9, 2) o giustificazioni (“Tu sei tutto quanto nato nel peccato[…]” Gv 9, 34a) al dramma della sofferenza ma si china sulle ferite, corre in aiuto anche quando tentano di dissuaderlo perché la malattia ha fatto il suo corso, è sollecito di fronte al pianto di una madre vedova che ha perso l’unico figlio, senza alcun pregiudizio o settarismo e senza escludere la possibilità che anche altri possano operare fatti miracolosi, se il Padre lo concede. Nel Suo agire, Cristo dimostra che cosa significa avere un Padre con viscere di misericordia: avere passione per ogni uomo, indipendentemente dalla sua condizione, classe sociale, purità o impurità. Camillo fa proprio questo messaggio e lo dimostra con una dedizione che supera le barriere imposte dai dettami delle consuetudini del suo tempo, quali – per esempio – la confessione da imporre prima di ogni cura. “Dimmi che cosa hai!” questo interessa a Camillo e questa è la sua spinta motivazionale.

Il carisma donato a Camillo è perciò la consapevolezza di dover essere un balsamo di misericordia per ogni sofferenza. Camillo ben conosceva la triste condizione dei malati dei nosocomi della sua epoca; lo aveva sperimentato sulla sua stessa pelle. Ciò che avrebbe cambiato lo status quo sarebbe stato un gruppo di persone che – spinte dall’amore di Cristo e dal Suo modello – si fossero fatte cariche di lenire tanta sofferenza presente nelle corsie ospedaliere. Tuttavia, la sofferenza è particolarmente evidente laddove il dolore è in maniera somma senza senso, più che altrove ingiusto, discriminante e, in molti casi, diabolico. Guerre e calamità ne sono un esempio poiché a soffrirne sono sempre i più poveri e deboli e sono sempre il frutto di ingiuste condizioni di vita da cui essi non hanno protezione. Il balsamo della misericordia, per questo, non può tirarsi indietro in quelle condizioni che maggiormente denunciano l’assenza di Dio e ne reclamano la presenza. Consapevole di tutto ciò, a partire da Camillo fino ai nostri giorni, la presenza dell’Ordine in focolai di guerra, in scenari di devastazione naturale, nei conflitti etnici e nelle malattie epidemiche, è stata considerata come un sommo grado di vivere il carisma di misericordia verso coloro che soffrono sul modello di Gesù stesso, il primo a correre in aiuto, a spargere l’olio balsamico, a piangere con chi piange.

La nostra rinnovata Costituzione parla del carisma come del dono “di rivivere” l’amore misericordioso di Cristo verso gli infermi[1], indicando non una semplice imitazione ma un vissuto attualizzato, incarnato nella realtà concreta. Il carisma è flessibile, un dono in divenire e non una copia carbone dell’esperienza fondante. Di questa, rivive lo spirito in forme sempre nuove ed attuali, fino ad accettare come evento naturale che alcune strutture debbano essere lasciate andare se hanno perso la loro significatività. La flessibilità del carisma, ancorché la sua fragilità, ne testimonia la ricchezza e la perennità: solo ciò che sa cambiare può continuare a sopravvivere; al contrario, ciò che è rigido cade sotto i colpi della vita. Accettando il divenire come regola storica di sviluppo, CADIS contribuisce ad arricchire il panorama ministeriale includendovi gli interventi a favore di persone e popoli che vivono l’esperienza traumatica del dolore, della morte, della privazione di tutto. Di questa attenzione – già presente nel DNA dell’Ordine come visto sopra – CADIS si fa paladino e la eleva al livello di ministero ordinario attraverso l’animazione ed il sostegno, la promozione di corrette strategie, la visione di una prassi pastorale specifica, la costituzione di uffici dedicati ed il sostegno delle buone iniziative delle singole Province. In aggiunta, CADIS ha sviluppato un approccio olistico alla sofferenza conseguente alle calamità riconoscendo la necessità della prevenzione (le calamità sono un sintomo di intrinseca debolezza ed il loro impatto è direttamente proporzionale alla vulnerabilità tale che non è vero che ogni calamità abbia lo stesso impatto sulla popolazione) fino alla attenzione alla salute mentale (il Post Trauma Stress Disorder è un sintomo tra i più frequenti nelle calamità, spesso sottostimato): entro questi poli si gioca tutta l’operatività di CADIS. Infine, CADIS permette di strutturare gli interventi assicurandone continuità e consistenza ed animando una partecipazione più allargata, all’interno dell’Ordine e nelle strutture della Chiesa.

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